martedì 30 marzo 2021

Viaggio in PROVENZA

Chiostro della chiesa di Santa Trophine
Arles, Provenza, Francia
Paese attraversato: Francia

Itinerario: (Bourg en Bresse), Gorges de l’Ardeche, Vaison-la-Romaine, Orange, Fontaine-de-Vaucluse, Sénanque, Avignone, Pont du Gard, Nimes, Les Antiques, Arles, Aigues-Mortes, La Camargue, Marsiglia

Periodo: primavera 1990 (più altre volte)

Durata: tre settimane

Si potrebbe chiamare Non solo lavanda questo viaggetto in Provenza. Infatti la Provenza ha altro da proporre oltre ai vasti campi dedicati alla coltivazione di questa bellissima pianta. Anche in questo caso cerco, come la solito, di cogliere qualche particolare di questo altro, le chicche, lasciando alle infinite guide il compito di indicare percorsi e luoghi da visitare. Vorrei anche rivalutare un po’ l’immagine di Marsiglia che il turismo ingiustamente snobba. 

Monastero reale di Brou.
Le tombe di Margherita d'Austria (in alto)
e di Filippo il Bello (in basso)
Monastero reale di Le Brou,
Bourg en Bresse, Savoia, Francia
Non c’entra nulla con la Provenza, ma se si vuole effettuare un circuito per andare o tornare attraverso la Savoia si può fare sosta a Bourg en Bresse (notevole cittadina con un centro storico ben conservato), e qui visitare lo spettacolare (3 stelle Michelin!) monastero reale di Brou, a pochi chilometri da Bourg. Una meraviglia meno conosciuta di quanto meriti. Perché reale? Perché fu eretto agli inizi del XVI secolo da Margherita d'Austria, duchessa di Savoia, per dare sepoltura a se stessa e al marito defunto, Filiberto II di Savoia. E anche a Margherita di Borbone, anch’essa duchessa di Savoia. 

Non deve stupire se troviamo in Francia questo capolavoro voluto dai Savoia, perché il confine del loro ducato nei secoli si è spinto dalla Savoia fino al Rodano. La chiesa, un vero mausoleo reale, rappresenta un capolavoro del gotico fiammeggiante da non perdere.

Provenza romana. Fu il filo conduttore del viaggio in una regione che conserva mirabili vestigia dell’epoca romana che potremmo essere sorpresi di incontrare fuori dall’Italia. Ma, come ormai mi sono reso conto, per vedere la romanità più bella e meglio conservata forse è necessario andare all’espero. Io, ad esempio, i monumenti romani più belli e numerosi li ho visti in Nordafrica. Non scambiamo per romani, in Italia, i templi di Paestum, di Agrigento, di Segesta, di Siracusa… Quelli sono greci.

La Maison Carrée, Nimes, Provenza, Francia

Da nord a sud: Vaison-la-Romaine, Orange (il teatro), Pont du Gard, Saint Remy de Provence (Les Antiques - Mausoleo dei Giulii, Arco municipale e Glanum), Nimes (la Maison Carrée, l’anfiteatro, l’immensa necropoli di Les Alycampes) e Arles (l’anfiteatro).

 La corrida portoghese. Non capivo allora e non capisco adesso come in un paese civile come la Francia possa sopravvivere la barbara consuetudine della corrida (anche se in versione portoghese), venduta ancora una volta come tradizione e cultura. Per fortuna capita solo nel sud del paese e la Provenza, per questo, è coinvolta in pieno. Ogni città della regione proponeva i suoi “spettacoli”. 

Manifesto della corrida portoghese,
Nimes, Provenza, Francia
Ho un ricordo terribile in proposito. A poco più di vent’anni avevo partecipato ad una corrida spagnola a Toledo in Spagna. Pur giovane e superficiale, sapevo cos’era di cosa si trattava, ma vedere con i propri occhi cambia di molto le cose. Arena bellissima, strapiena di spagnoli sudati (erano le 6 de la tarde, ovviamente, un caldo bestia) ed esaltati, stranieri perplessi, io tra loro. Ho resistito fino al massacro del primo dei 6 tori previsti, poi, prima di vomitare davanti a tutti, sono scappato. 

Quindi in Provenza mi sono ben guardato dall’accettare le proposte che i manifesti offrivano per le strade di Nimes o Arles, anche se la versione portoghese della corrida dovrebbe essere diversa da quella spagnola, almeno per il per il fatto principale che il toro non viene ucciso nell’arena, ma fuori. Per me comunque, ora come allora, non cambia molto: era e rimane un rito barbaro e nauseante, indegno di un paese civile. La cultura e la tradizione non c’entrano nulla.

Chiesa di St-Trophine (particolare del chiostro)      
Arles, Provenza, Francia
Arte romanica. Per chi ama l'arte romanica, in Provenza siamo in paradiso. Stupefacenti la facciata (e soprattutto il chiostro) della chiesa di St-Trophine ad Arles e la facciata della chiesa di St-Gilles, capolavori dell'XI e XII secolo. In entrambi i casi troviamo sculture e bassorilievi rappresentanti scene della vita di Cristo. Sorprendono l'ottimo stato di conservazione e la precisione dei dettagli anatomici delle figure e delle vesti.

Marsiglia. Chi va in Provenza spesso evita Marsiglia che, pure, è il capoluogo della regione. Tuttavia la città andrebbe visitata, perché non è male. Certamente sconta tanti pregiudizi e una storia complicata, oltre a un’immigrazione nei secoli debordante. Marsiglia ha dovuto affrontare nel tempo l’afflusso enorme di stranieri, perché la città è stata da sempre terra d’asilo e inclusione, anche se il termine francese “assimilation” aggiunge al concetto di inclusione anche quello di forzatura e obbligo. Nella storia arrivarono: greci, latini, ebrei, italiani in quantità, corsi, spagnoli, africani, maghrebini, immigrati dalle colonie d’oltremare… Una storia movimentata che nel tempo ha generato l’unità marsigliese, ma anche le difficoltà legate a una simile, massiccia immigrazione. 

In sostanza Marsiglia per troppo tempo non è riuscita a cogliere i vantaggi del coacervo di culture che si è trovata nelle strade, subendone principalmente gli aspetti negativi. Da qui una cattiva reputazione, che, ad esempio, la città ha pagato duramente all’inizio del 1943, con la distruzione “esemplare” (unica in Francia!) del quartiere circondante il vecchio porto, indicato come luogo di clandestinità di ogni genere. Una profonda crisi economica e sociale negli anni 70-80 ha fatto il resto. E allora Marsiglia fatica a ritrovarsi davvero nelle parole dello scrittore marsigliese Jean-Claude Izzo (guarda caso di chiara discendenza italiana):

La trilogia marsigliese
di Claude Izzo
“Marsiglia appartiene all’esilio, questa città non sarà mai nient’altro, l’ultimo scalo del mondo. Il suo avvenire appartiene a quelli che arrivano, mai a quelli che partono”.

Credo quindi che, per aiutarsi a comprendere e conoscere un po’ questa città, bisognerebbe leggere proprio i gialli di Izzo (la trilogia marsigliese, che ha come protagonista lo strano poliziotto Fabio Montale). Nato e morto a Marsiglia troppo presto, Izzo, con una scrittura elegante e coinvolgente descrive, con collera e tenerezza, la città, la vita e i marsigliesi con acume e realismo. E soprattutto la città che cambia negli ultimi anni del ‘900. Che poi i suoi romanzi siano catalogati nel genere giallo (secondo me facendo loro un torto) ha poca importanza.

Infine, sembra incredibile, ma Marsiglia paga anche il fatto di essere una città del sud (rispetto alla Francia), quindi, andando per stereotipi, oziosa, inaffidabile, dedita al pastis. Non a caso, infatti, l’inventore e più grande produttore al mondo di questo liquore che porta il suo nome, molto amato in Francia – Paul Ricard – viene da qui.

Anche Il clan dei marsigliesi, (titolo originale: La scoumoune), film di successo del 1972 che narra una storia di mala degli anni Trenta, non ha aiutato l’immagine della città.

La Marsigliese. Il titolo originale è:

Canto di guerra - per l’armata del Reno - dedicata la maresciallo Luckner 

Riporto 10 interessanti curiosità sulla Marsigliese dal link La Marsigliese 

Eugene de la Croix - La marsigliese

La Marsigliese è una delle musiche più conosciute in assoluto. Non soltanto perché si è soliti ascoltarla prima dei grandi eventi sportivi ma anche perché l’inno francese è considerato uno dei più belli e patriottici di tutto il mondo. Ecco dieci curiosità su uno dei simboli della Francia.

1. Un trucco musicale. A differenza della maggior parte degli inni, La Marsigliese ha una piccola modulazione sul tono minore della tonalità, che è sol maggiore. Coincide con i versi: Ils viennent jusque dans vos bras, Égorger vos fils, vos compagnes (Vengono da voi per decapitare i vostri figli e le vostre mogli). Questo fa sì che la successiva strofa, in cui la melodia ritorna alla modalità principale, abbia ancora più forza, che sia sentita come una risurrezione: Aux armes, cytoyens! Formez vos bataillons!

 2. Chi ha scritto La Marsigliese? Fu composta da un ufficiale del genio militare dell'esercito francese, Rouget de Lisle, su commissione del sindaco di Strasburgo. Si lamentava che la Francia, che aveva appena dichiarato guerra all'Austria, non avesse un inno.

 3. Data e luogo. Conosciamo la data esatta e il luogo in cui è stata composta: il 25 aprile 1792, in Rue de la Mésenge, indirizzo del capitano de Lisle. Dopo una cena offerta dal sindaco di Strasburgo agli ufficiali della guarnigione, Rouget tornò a casa e completò la musica e le sette strofe (oggi solo la prima è cantata) in una notte. Rouget de Lisle dedicò il suo inno al comandante in capo all'esercito del Reno, Nicolas Luckner, maresciallo di Francia, di origine tedesca.

 4. Salvò la vita del suo autore. Lo stesso Rouget de Lisle stava per essere ghigliottinato nel 1793, perché era un monarchico e si rifiutò di giurare sulla nuova Costituzione. I suoi carnefici gli risparmiarono la vita, proprio perché era l'autore dell’inno.

 5. Un mezzo plagio? I pettegolezzi dicono che Rouget fosse un musicista mediocre e che abbia preso ispirazione qua e là, nella melodia e nell'armonizzazione. Ci sono riferimenti al Concerto n. 25 per pianoforte di Mozart, il che è piuttosto mortificante per i francesi, dal momento che la guerra era proprio contro l'Austria, il paese di origine di Mozart.

 6. All'armi! Rouget de Lisle venne ispirato per il testo della Marsigliese da un appello alle armi fatto dal Sindaco, che poteva essere letto su tutte le pareti di Strasburgo e che conteneva quello che poi sarebbe diventato il verso più famoso della Marsigliese: Aux armes, citoyens!

 7. Perché la Marsigliese si chiama così? La Marsigliese è così chiamata perché è stata adottata spontaneamente dai volontari che hanno marciato da Marsiglia a Parigi e che hanno finito per prendere d'assalto il Palazzo di Luigi XVI alle Tuileries. Lo avevano sentito dal generale Mireur, incaricato di coordinare i battaglioni di Marsiglia e Montpellier, che a sua volta lo aveva sentito a Strasburgo, cantato proprio da Rouget de Lisle.

8. Un inno controverso. Napoleone Bonaparte, uno dei figli della Rivoluzione francese, non amava La Marsigliese. Lo sostituì come inno con un'altra canzone rivoluzionaria chiamata Chant du Depart. Divenne così popolare in Francia che i soldati la chiamavano la sorella della Marsigliese.

 9. Varianti. Conosciamo della Marsigliese la versione più diffusa, ma ne esistono anche alcune con dei versi (quelli più cruenti) modificati. La versione più controversa della Marsigliese è quella registrata da Serge Gainsbourg nel 1979 in Giamaica, con un ritmo reggae, che chiamò Aux armes et cetera. Gainsbourg ha ricevuto minacce di morte da alcuni fan, che lo hanno accusato di banalizzare un inno sacro.

10. Un monarchico in rovina. Pur avendo composto uno dei più indiscutibili successi della storia, Rouget de Lisle stava per morire in rovina. Fu proprio l'ultimo re dei francesi, Luigi I d'Orleans, che ebbe pietà dell'autore della canzone repubblicana per eccellenza e gli concesse una piccola pensione per poter vivere con dignità. Il motivo? Rouget de Lisle è stato un convinto monarchico per tutta la vita.

La città felice di Le Corbusier (la ville radieuse) a Marsiglia. Patrimonio dell’UNESCO. Sono molte le definizioni che sono state affibbiate a questo rivoluzionario edificio: una “città dentro un edificio”, “la casa del pazzo” (ovviamente lo stesso Le Corbusier), “un cubo di cemento”, “un’utopia”. E’ semplicemente il capolavoro del grande architetto, l’invenzione di una nuova architettura, di un nuovo e rivoluzionario modo di abitare. In realtà, al di là della dimensioni, a vederlo oggi non si direbbe che incarni la rivoluzione architetturale che le viene attribuita, ma occorre ricordare che è stata inaugurata nel 1952 e questo dice tutto. E per capire quanto influenzi ancora oggi il modo di costruire di tutto il mondo fino alla peggiori degenerazioni (almeno nei suoi tratti esterni), basta andare in una qualsiasi prima periferia di una qualsiasi città. A Bologna per esempio al Fossolo o alla Foscherara o alla Barca o al Marco Polo.

La ville radieuse di Le Corbusier, Marsiglia, Francia

Per gli interessati ad approfondire lascio la parola a questo link:
 abitare-dentro-un-utopia

 La Camargue, la natura che resiste. Una bellissima area da visitare. Grandi pianure, paludi, saline, uccelli, bianche dune lungo il litorale… E in mezzo a tutto questo una perla: Aigues Mortes (Acque Morte), città antica che mantiene intatta la cerchia di mura medievali. C’è poco da aggiungere.

La Camargue, Provenza, Francia


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