venerdì 12 giugno 2026

I murales di Orgòsolo

Questi furono i fatti...

Questa non è una guerra,
sono i valori occidentali,
Orgòsolo, Italia
"Tutto comincia il 27 maggio del 1969, sui muri di Orgòsolo e dentro i bar
vengono affissi alcuni manifesti nei quali si ordina l'estensione territoriali del vai poligoni di tiro che è stato deciso di impiantare nel territorio di Orgosolo e si impone a tutti i pastori e i braccianti agricoli della zona di abbandonare i territori compresi in questi poligoni per tutta la durata delle esercitazioni ossia per 2 mesi. L'intera comunità rimane scossa e I ragazzi del Circolo Giovanile non ci stanno. Stampano e diffondono il primo volantino, riguardante le esercitazioni militari nel “salto” comunale, ciclostilato in più di mille copie, viene recapitato a tutti i pastori e alle famiglie del paese. La reazione è unanime: un no assoluto alle manovre. Gli stessi pastori propongono la linea generale di lotta da seguire: "Nessuno si sposterà dal proprio ovile" e quando il 19 di giugno arrivano i soldati la popolazione. di Orgosolo si fa trovare sparpagliata nel territorio di Pratobello impedendo di fatto le esercitazioni. Gli uomini e le donne di Orgosolo ribadiscono ai soldati dell'esercito, seduti su grandi camion militari, il loro No all'occupazione delle terre comunali e il loro No alle basi militari. Si tratta di una manifestazione pacifica ma decisa. (Fonte: Videolina – L’Unione Sarda)

E questa fu la conseguenza dei fatti...

Foto dei murales di Orgòsolo



domenica 17 maggio 2026

RACCONTO: Fernando

(Tratto dal mio libro: IL GATTO BUDDHISTA)

Per gentile concessione dell'editore POLARIS

Non sembrava esistessero ragioni per raggiungere Resistencia, confinata nel nord dell’Argentina e capoluogo del Chaco, una provincia fra le più povere dell’Argenina. Poco più a nord corre il confine con il Paraguay. A est il Paranà, fiume già enorme a più di mille chilometri dalla foce, la separa dalla statale 12 che collega Buenos Aires alle missioni gesuitiche, a Puerto Iguazù e alle famose cascate. A ovest si estende l’immensa foresta del Gran Chaco.

Non sembrava esistessero ragioni per fermarsi a Resistencia, pensavamo, invece la città si dimostrò vivace e accogliente, molto verde e ordinata. Al turista convenzionale non ha molte attrazioni da offrire, ma la prospettiva cambia quando si scopre che Resistencia si caratterizza, ufficialmente, come la Città delle sculture.  Perché ogni due anni, a luglio, vi si tiene la Bienal Internacional de Esculturas. Per l’occasione vi giungono artisti da ogni parte dell’Argentina e anche dall’estero. Quando la manifestazione chiude, poche delle loro opere vengono raccolte nel Museo de Escultura o in qualche altro luogo ad esse destinato. Ormai sono troppo numerose. Di solito rimangono sui marciapiedi e nelle piazze della città che proprio per questo viene chiamata La Città delle sculture.

martedì 14 aprile 2026

RACCONTO: Grazie Dian!

(Tratto dal mio libro: IL CONFINE IMMAGINARIO)


Per gentile concessione dell'editore POLARIS

Quando raggiungemmo Kigali[1] trovammo un paese povero ma non disperato, nessuna traccia delle tragedie alimentari o sanitarie troppo spesso presenti nei paesi africani. Il Ruanda era verde e rigoglioso, non mancava l’acqua, era coltivato fin sulle cime delle colline e sembrava in grado di sfamare tutti i suoi figli. Certo le antiche foreste che ricoprivano il paese fino a pochi decenni prima erano ridotte a qualche triste appezzamento, ma almeno la gente sembrava condurre una vita dignitosa. 

I monti Virunga segnano il confine tra Congo e Ruanda e ospitano i parchi che ognuno dei due stati ha istituito sul proprio versante a protezione dei gorilla di montagna. Noi eravamo in visita al Parco dei Vulcani, sul versante ruandese. Su quelle montagne la foresta era ancora intatta e lussureggiante e s’arrampicava sulle pendici di cinque vulcani, in parte ancora attivi, svettanti a quattromila metri. Cinque cime sovente avvolte dalle nuvole, minacciose sentinelle di uno degli ultimi paradisi naturali e, soprattutto, degli ultimi esemplari di gorilla ancora liberi in natura. 

lunedì 30 marzo 2026

Viaggio in Karnataka (India)

Contadino con la sua mucca, 
villaggio di Odduru Coppalu,
Karnataka, India
Paese: India (stato di Karnataka)

Itinerario: Bangalore, Mysore, Mudumalai N.P., Wayanad N.P., sconfinamenti in Tamil Nadu e Kerala, Hassan, Hampi, Bijapur, Badami, Hubli, Bangalore

Periodo: Febbraio-Marzo 2026

Durata: 3 settimane

Chi non fosse mai stato in India o ci fosse già andato, chi ci fosse già stato e volesse ritornarci, dovrebbe comunque leggere "La tigre bianca", lo splendido romanzo dello scrittore indiano Aravind Adiga. Barlam Halwai, il protagonista della storia, detto la Tigre Bianca, scrive sette lettere lucide e impietose al primo ministro cinese in procinto di arrivare in visita a Bangalore (capitale dello stato di Karnataka) nelle quali descrive la propria storia e indirettamente quella del paese, dove, sostiene, “ogni buona notizia si tramuta in una cattiva notizia e in fretta”: la miseria, la corruzione, la schiavitù dei conduttori di risciò, la prigione delle famiglia tradizionale, le caste... 

Foto del viaggio in Karnataka (India)

Paese: India (stato di Karnataka)

Itinerario: Bangalore, Mysore, Mudumalai N.P., Wayanad N.P., sconfinamenti in Tamil Nadu e Kerala, Hassan, Hampi, Bijapur, Badami, Hubli, Bangalore

Periodo: Febbraio-Marzo 2026

Durata: 3 settimane

Il portico che dà sul giardino del palazzo d'estate del sultano Tipu, Bangalore, Karnataka, India

domenica 15 marzo 2026

Holi, la festa indiana dei colori

Hampi, Holi 2026

Non dico di essere tornato in India dopo più di trent’anni per partecipare a Holi, la festa indiana dei colori, tuttavia non posso negare  che un peso rilevante nella decisione l’ha avuto. E il fatto di essermi trovato nei primi giorni di marzo ad Hampi non è dipeso solo dal desiderio di visitare gli straordinari templi e palazzi che fanno della città uno dei complessi archeologici più importati del mondo, ma anche dal fatto che Hampi è il luogo dove si tiene ogni anno la strordinaria festa, la più importante di tutta il paese dopo quella di Jaipur. E a Jaipur, in Rajastan, come detto, c’ero già stato più di trenta anni fa.