(tratto dal mio libro: IL CONFINE IMMAGINARIO)
Per gentile concessione dell'editore POLARIS
All’entrata del nostro albergo a
Ubud
un piccolo cartello scritto a mano informava che il giorno seguente in un villaggio
a pochi chilometri da lì avrebbe avuto luogo una cremazione. Il giorno dopo un taxi ci
condusse nel luogo indicato e subito notai l’esigua presenza degli stranieri. Nella primavera del 1998 dimostrazioni e rivolte,
anche sanguinose, si erano scatenate contro il dittatore Suharto
ed avevano lasciato tracce evidenti nelle città principali dell’Indonesia. Bali non era stata coinvolta direttamente, ma
era pur sempre un pezzo di Indonesia e quindi pagava, come tutto il paese, la
fuga degli stranieri, con grandi vantaggi - prezzi bassi e ottimi servizi – per
i pochi che come noi erano comunque arrivati. Quella mattina di stranieri ne
contai al massimo una decina e questo consentiva alla cerimonia di svolgersi
senza troppe interferenze esterne.