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domenica 17 maggio 2026

RACCONTO: Fernando

(Tratto dal mio libro: IL GATTO BUDDHISTA)

Per gentile concessione dell'editore POLARIS

Non sembrava esistessero ragioni per raggiungere Resistencia, confinata nel nord dell’Argentina e capoluogo del Chaco, una provincia fra le più povere dell’Argenina. Poco più a nord corre il confine con il Paraguay. A est il Paranà, fiume già enorme a più di mille chilometri dalla foce, la separa dalla statale 12 che collega Buenos Aires alle missioni gesuitiche, a Puerto Iguazù e alle famose cascate. A ovest si estende l’immensa foresta del Gran Chaco.

Non sembrava esistessero ragioni per fermarsi a Resistencia, pensavamo, invece la città si dimostrò vivace e accogliente, molto verde e ordinata. Al turista convenzionale non ha molte attrazioni da offrire, ma la prospettiva cambia quando si scopre che Resistencia si caratterizza, ufficialmente, come la Città delle sculture.  Perché ogni due anni, a luglio, vi si tiene la Bienal Internacional de Esculturas. Per l’occasione vi giungono artisti da ogni parte dell’Argentina e anche dall’estero. Quando la manifestazione chiude, poche delle loro opere vengono raccolte nel Museo de Escultura o in qualche altro luogo ad esse destinato. Ormai sono troppo numerose. Di solito rimangono sui marciapiedi e nelle piazze della città che proprio per questo viene chiamata La Città delle sculture.

martedì 14 aprile 2026

RACCONTO: Grazie Dian!

(Tratto dal mio libro: IL CONFINE IMMAGINARIO)


Per gentile concessione dell'editore POLARIS

Quando raggiungemmo Kigali[1] trovammo un paese povero ma non disperato, nessuna traccia delle tragedie alimentari o sanitarie troppo spesso presenti nei paesi africani. Il Ruanda era verde e rigoglioso, non mancava l’acqua, era coltivato fin sulle cime delle colline e sembrava in grado di sfamare tutti i suoi figli. Certo le antiche foreste che ricoprivano il paese fino a pochi decenni prima erano ridotte a qualche triste appezzamento, ma almeno la gente sembrava condurre una vita dignitosa. 

I monti Virunga segnano il confine tra Congo e Ruanda e ospitano i parchi che ognuno dei due stati ha istituito sul proprio versante a protezione dei gorilla di montagna. Noi eravamo in visita al Parco dei Vulcani, sul versante ruandese. Su quelle montagne la foresta era ancora intatta e lussureggiante e s’arrampicava sulle pendici di cinque vulcani, in parte ancora attivi, svettanti a quattromila metri. Cinque cime sovente avvolte dalle nuvole, minacciose sentinelle di uno degli ultimi paradisi naturali e, soprattutto, degli ultimi esemplari di gorilla ancora liberi in natura. 

martedì 19 maggio 2020

RACCONTO: Adesso basta!

(tratto dal  libro:  #IOSTOACASA)

Per gentile concessione dell'editore PENDRAGON

ADESSO BASTA!

Poi venne fuori quella storia del Coronavirus. Prima la quarantena nel lodigiano, poi la zona rossa in Lombardia e fin qui Bologna l’aveva schivata. Ma alla fine tutti a casa, vietato uscire. Anche a Bologna. 
Dopo due giorni decise, con calma, senza fare una piega: adesso basta! Vado a fare un giro. Ma non si può, protestò la moglie. Non ci fu verso di convincerlo, uscì, che era anche freddo. Io sto sempre in casa da quando sono in pensione, giorno e notte, ma non perché lo dicono loro, sentenziò. 
In via Irnerio incontrò uno che correva. Gli andò incontro, ma quello nel vederlo girò in Mascarella. Camminava in mezzo alla strada, voleva che lo vedessero. Che lo fermasse la polizia! Dov’era, a proposito? In via Indipendenza gli venne incontro una donna con un cane. Il cane voleva fargli festa, ma la donna lo trascinò sotto il portico. A metà di via Rizzoli un ragazzotto, di quelli che vanno in bici a tutta birra con le pizze in spalla, lo scansò per un pelo. 

mercoledì 1 gennaio 2020

RACCONTO: L'ultima città nascosta

(tratto dal mio libro: IL GATTO BUDDHISTA)

Per gentile concessione dell'editore POLARIS

Ti sembrerà strano, mio Signore, ma a Wieliczka non splende mai il sole e la città è immersa in una notte perenne. E’ sempre stato così fin da quando si cominciò a costruirla.
Il fatto sconcertante è che non ci fu un evento infausto o un cataclisma che un giorno maledetto abbia spento la luce e precipitato la città nel buio. No, perché già dall’inizio gli abitanti costruirono le prime abitazioni sotto terra, al bagliore delle lampade e, sempre al buio, anno dopo anno allargarono la città costruendo altre strade e altre abitazioni. Quando i confini furono troppo larghi pensarono che, per meglio difendere la città dagli assalti dei nemici, fosse preferibile procedere con le nuove costruzioni su un secondo piano, poi su un terzo e così via.

venerdì 13 settembre 2019

RACCONTO: Quando una moneta non vale nulla

(tratto dal mio libro: IL CONFINE IMMAGINARIO)

Per gentile concessione dell'editore POLARIS


Allora si chiamava Zaire l’attuale Repubblica Democratica del Congo, un paese sconfinato e quasi del tutto occupato dal bacino del grande fiume omonimo. Le sue province più orientali erano, come oggi, troppo lontane dalla capitale Kinshasa, separate dal potere centrale da migliaia di chilometri di foresta e dalla mancanza di vie di comunicazione decenti. In compenso si trovavano ai confini di alcuni stati molto più piccoli ma molto più ricchi o, per meglio dire, meno poveri.  In quel remoto angolo dello Zaire tutti vivevano di traffici e commerci più con il Ruanda e l’Uganda che con le regioni dell’ovest, troppo lontane e difficili da raggiungere. Tutto arrivava dal Ruanda e qualsiasi rifornimento, la benzina e anche i pochi viaggiatori che andavano da quelle parti arrivavano da est. Tutto, perché in Zaire non c’era letteralmente nulla, foresta a parte.

lunedì 29 luglio 2019

RACCONTO: Facciamo benzina e via!

(Tratto dal libro: IL GATTO BUDDHISTA)

Per gentile concessione dell'editore POLARIS

Forse potrei aggiungere un sottotitolo – come correre seri rischi senza rendersene conto - per dare l’idea di un gruppo di ragazzi che partono con l’aspirazione di fare un viaggio nel deserto - il Sahara, addirittura - senza avere la minima esperienza per affrontarlo.
La storica frase fu pronunciata da un compagno di viaggio nell’agosto del ’75, il giorno in cui arrivammo a In Salah, l’oasi algerina che si trova a metà strada tra Algeri e Tamanrasset, Tam per gli amici. Centinaia di chilometri di Sahara verso nord e centinaia verso sud. Fino a quel punto il viaggio era andato a meraviglia perché la strada asfaltata, che già allora arrivava fino a In Salah, aveva reso la traversata semplice e tranquilla. Ma da In Salah in poi c’erano solo pista e sabbia fino a Tam e il viaggio diventava difficile e anche pericoloso se non si è esperti e, soprattutto, attrezzati. E noi non eravamo né esperti né attrezzati.

mercoledì 19 giugno 2019

RACCONTO: Sorrisi di pietra

(Tratto dal mio libro: Il Gatto Buddhista)

(per concessione dell'editore POLARIS)

C’era da scegliere: salire all’alba o al tramonto, in ogni caso nelle condizioni di luce più belle, sole nascente o sole calante. In ore diverse della giornata sembrava quasi sconsigliato raggiungere i 2.150 metri della cima del Nemrut Dagi tra le aspre montagne dell’Anatolia orientale.
Verso sera scoprimmo inoltre che per salire sul monte in tempo per assistere all’alba, occorreva partire da Adyaman, la città nella quale alloggiavamo, alle due del mattino, in piena notte. Questo ci fece propendere per la visita serale, anche perché la luce del tramonto rende i colori più caldi in confronto a quelli dell’alba, per me troppo azzurri e freddi.

martedì 9 aprile 2019

RACCONTO: Malik, il piccolo amico

(Tratto dal mio libro: IL CONFINE IMMAGINARIO)

(per concessione dell'editore POLARIS)


Se raggiungere le onde del mare seguendo il percorso più breve fosse il destino dei fiumi, il Niger avrebbe fallito la sua missione. Scendendo, infatti, verso occidente dalle montagne della Guinea, dove nasce, il grande fiume africano, che dà il nome al paese omonimo, arriverebbe ben presto all’oceano Atlantico. Ma la ragione della sua esistenza è per forza un’altra, quella di portare acqua e vita a più gente possibile. 
Così il suo cammino inizia puntando a nord-est verso il Sahara, poi rallenta e quasi si ferma nel cosiddetto delta interno del Mali, perdendosi in un dedalo di rami e canali. Quindi presso Tombouctou punta verso sud e da lì in poi mantiene un corso regolare fino a sfociare nel golfo di Guinea, dopo un viaggio di quattromila chilometri. Un fiume immenso.

lunedì 18 marzo 2019

RACCONTO: Sulle ali del vento

(Tratto dal mio libro:  IL GATTO BUDDHISTA)

(per concessione dell'editore POLARIS)

Un gioiello, un vero gioiello. Ecco cosa pensavo di Trinidad mentre passeggiavo per le sue strade acciottolate. Avevamo trascorso la giornata a camminare tra le case basse con i cancelli di ferro verniciati di fresco, a visitare musei, non molto importanti in verità, ma parte irrinunciabile dell’ambiente caldo e rilassato della città. Eravamo passati da un bar a una piazza, da un negozio ad un patio fresco e ombreggiato. La Plaza Mayor sembrava finta, quasi un set cinematografico per film ambientati nel ’600, con la chiesa parrocchiale della Santissima Trinità e i palazzi barocchi che le fanno da cornice. Qualche fantastica Buick e Cadillac degli anni ’50 circolava lentamente per le strade del centro, sfoggiando ancora i colori originali.

mercoledì 26 dicembre 2018

RACCONTO: Il mio cinema

(Tratto da mio libro: IL GATTO BUDDHISTA)

(Per concessione dell'editore POLARIS)

Bollywood [1] non esisteva, né l’India era ancora la capitale del cinema, almeno per numero di film prodotti e ancor meno Bikaner poteva far pensare all’arte dei fratelli Lumière. Eppure per me la città indiana, capitale fin dal quindicesimo secolo di un regno fiorente, circondato e protetto dal deserto, significa cinema.
Bikaner assomigliava molto a Jaipur, a Jodhpur, a Udaipur e alle altre città del Rajasthan: profonda povertà accanto a sfolgorante ricchezza. E il solito indescrivibile caos di attività che troviamo nelle strade delle città indiane. 
Auto che avanzavano a passo d’uomo strombazzando tra pedoni indaffarati e ciclisti indifferenti, donne coloratissime e agghindate con braccialetti e collane che vendevano la loro mercanzia esposta sul selciato, negozi che traboccavano di borse, tappeti, taniche, giocattoli e cianfrusaglie di ogni tipo. Artigiani che lavoravano legno, ferro e pietra, sarti, meccanici, gioiellieri, barbieri e cavadenti. Venditori di ogni cosa: sari, brocche di terracotta, sementi, polveri colorate, frutta, verdura, dolci e fritti sospetti tra fogne a cielo aperto, bambini che si rincorrevano e le onnipresenti vacche che gironzolavano ovunque.

sabato 8 dicembre 2018

RACCONTO: Quello che vuoi!

(Tratto dal libro: IL CONFINE IMMAGINARIO)

(per concessione dell'editore POLARIS)


La festa era al culmine e la gente sciamava allegra nelle strade. Vedevo capifamiglia con mogli e figli al seguito, giovani che si pavoneggiavano appoggiati alle auto o seduti sui motorini, ostentando la loro giovinezza e la sicurezza di chi pensa di avere il futuro nelle mani. Gruppi di ragazze spensierate passeggiavano ridendo e parlandosi all’orecchio, felici per una libertà forse consentita solo per quei pochi giorni di festa. I bambini correvano da ogni parte e urlavano come indemoniati.  Qualche cane li accompagnava abbaiando.

venerdì 19 febbraio 2016

RACCONTO: Ciao Stalin!

(tratto dal mio libro: IL CONFINE IMMAGINARIO)

Per gentile concessione dell'editore POLARIS

Il sentiero si allungava davanti ai miei passi costeggiando la riva di un canale. Oltre il canale correva un reticolato, alto tre o quattro metri e dietro si alzava una torre di guardia. Guardando avanti, altre torri identiche ed equidistanti e da ogn’una un altoparlante gracchiava una musica solenne, un misto tra classica e militare, accompagnata da un canto baritonale. Ricordava i cori dell’armata rossa e russa era infatti la lingua dei canti che mi giungevano. Troppo facile riconoscere intorno a me, nella luce del mattino, i dettagli di un campo di concentramento, in quel caso di un gulag.


RACCONTO: La collina delle croci

(tratto dal mio libro: IL CONFINE IMMAGINARIO)

Per gentile concessione dell'editore POLARIS


A vederla dalla strada che corre verso Riga sembrava un'insignificante collinetta. Solo un cartello di legno avrebbe potuto fornire informazioni, se non fosse stato quasi invisibile e scritto in lituano: Kryziu Kalnas. Ma io, anche senza conoscere il lituano, sapevo dalla mia guida che quelle parole significavano collina delle croci, quindi girai il volante e seguii la direzione indicata.

venerdì 9 maggio 2014

RACCONTO: Buen Camino!


(Tratto dal mio libro: IL CONFINE IMMAGINARIO)

(per concessione dell'editore POLARIS)


“Perché?” mi ero domandato tante volte prima di partire. Perché lanciarmi nell’impresa di camminare per centinaia di chilometri, sopportare il caldo, la fatica, la pioggia, per arrivare a Santiago di Compostela, percorrere anch’io quell’antico cammino come tanti prima di me? Cosa andavo cercando, cosa mi aspettavo da una simile esperienza? Prima di partire erano domande che non trovavano risposte. Durante il cammino erano domande inutili perché le risposte arrivavano da sole.


giovedì 8 maggio 2014

RACCONTO: La montagna di Dio

(Tratto dal mio libro: IL GATTO BUDDHISTA)

(per concessione dell'editore POLARIS)

Giunto di fronte alla penisola Calcidica, il re Serse fermò esercito e flotta e si mise a pensare. Era il sovrano di un impero immenso che andava dal mar Egeo all’India e non poteva tollerare che quelle piccole e presuntuose città della Grecia, a cominciare da Atene, litigiose e sempre in lotta tra loro, rimanessero impunite per l’affronto fatto ai Persiani alcuni anni prima. Erano, infatti, accorse in aiuto delle colonie ioniche che si erano ribellate al potere di suo padre Ciro, il re dei re. Oltre alla punizione, Serse vagheggiava anche di espandere il suo potere sul Peloponneso e su tutta la Grecia e là, forse, si sarebbe spalancata davanti a lui la possibilità di conquistare le colonie greche dell’Italia meridionale e della Sicilia. Un progetto ambizioso. La strategia era chiara, eppure Serse indugiava.

lunedì 4 novembre 2013

RACCONTO: Anime in fumo

(tratto dal mio libro: IL CONFINE IMMAGINARIO)

Per gentile concessione dell'editore POLARIS

All’entrata del nostro albergo a Ubud [1] un piccolo cartello scritto a mano informava che il giorno seguente in un villaggio a pochi chilometri da lì avrebbe avuto luogo una cremazione. Il giorno dopo un taxi ci condusse nel luogo indicato e subito notai l’esigua presenza degli stranieri.  Nella primavera del 1998 dimostrazioni e rivolte, anche sanguinose, si erano scatenate contro il dittatore Suharto [2] ed avevano lasciato tracce evidenti nelle città principali dell’Indonesia.  Bali non era stata coinvolta direttamente, ma era pur sempre un pezzo di Indonesia e quindi pagava, come tutto il paese, la fuga degli stranieri, con grandi vantaggi - prezzi bassi e ottimi servizi – per i pochi che come noi erano comunque arrivati. Quella mattina di stranieri ne contai al massimo una decina e questo consentiva alla cerimonia di svolgersi senza troppe interferenze esterne.

domenica 29 settembre 2013

RACCONTO: Indio desconocido

(tratto dal mio libro: IL CONFINE IMMAGINARIO)

Per gentile concessione dell'editore POLARIS

Nel luogo dove capita una morte crudele o ingiusta - una mala muerte - nasce in America Latina un'animita. Sorta per misericordia e pietà della gente, un'animita è un cenotafio popolare che serve ad onorare l’anima di un defunto. Dove il morto terminò incolpevole la vita terrena, là sorge una piccola casa o un tempietto, costruiti dai congiunti ad immagine delle case e delle chiese dei vivi. A volte sorgono veri e propri mausolei. Vi abbondano bandiere, croci e candele che mani pietose cercano di mettere al riparo dal vento e dalla pioggia. A volte anche le tombe assurgono a ruolo di animitas e non sempre si tratta di persone di umile rango, possono anche appartenere a un presidente di repubblica. Come è capitato al sepolcro di José Manuel Balmaceda Fernàndez, presidente della Repubblica del Cile che, pur ricco e potente, è diventato oggetto di culto popolare perché morì suicida nel 1891 e, proprio per questo tragico destino, ghermito da una mala muerte.