giovedì 2 febbraio 2017

Viaggio in GIORDANIA

Al Kaznah visto dalla fine del Siq -
Petra  (Giordania)
Paese attraversato: Giordania
Itinerario: Amman, Jarash (la romana Gerasa), la fortezza di Qalat Ar-Rabad, i castelli del deserto, le chiese e i mosaici di Madaba, il Mar Morto, il castello di Al-Karak, Petra, Wadi Rum, Aqaba
Periodo: dicembre 1995-gennaio 1996
Durata: 2 settimane

Ho seguito con apprensione le vicende di questo piccolo stato, governato con saggezza da re Abdallah II e la moglie Rania, col terrore di vederlo finire nel vortice della stessa violenza che destabilizza i dintorni (Palestina, Siria, Yemen). Ho temuto che all’Isis o ai suoi adepti potesse venire in mente di attaccare Petra come hanno fatto con Palmira. Nel qual caso non mi avrebbe consolato per nulla aver visto questi sfortunati paesi quando ancora era possibile. Fortunatamente non è successo.
Un paese piccolo, crocevia di vicende storiche che giungono da lontano, dai Nabatei e ancora da prima, per passare ai Romani e agli Arabi fino a giungere alle avventure di Lawrence d’Arabia i cui echi si percepiscono ancora oggi a Aqaba e nel Wadi Rum.


Gerasa (Jarash). La città di Gerasa mi convinse ancora una volta che per vedere i resti più significativi delle romanità bisogna uscire dall’Italia per andare in Libia (Leptis Magna, Sabratha) o in Tunisia (Bulla Regia, El Jem) o, appunto a Gerasa. La fortuna e la sabbia, che l’ha sepolta fino al 1922, le hanno dato una mano, ma in ogni caso la città nuova fu costruita non sopra, ma a lato di quella antica. Sorprende la quantità e la qualità dei monumenti ancora presenti, fin dal I secolo D.C., dai tempi dell’imperatore Adriano.

La porta sud della città romana di Gerasa (Giordania)
Una tranquilla passeggiata conduce dall’arco di trionfo, all’ippodromo, alla porta sud, alla stupenda acustica del teatro sud, alla straordinaria struttura del foro, un impianto ellittico di colonne perfettamente conservate, la meraviglia architettonica di Gerasa. E poi un gruppo di chiese cristiane, i propilei, il ninfeo, il tempio di Artemide per finire la teatro nord, il più prezioso.  

Fortezze medioevali: Tutti conoscono il Krak dei Cavalieri, che si trova in Siria, quale esempio di fortezza militare medioevale passate negli anni dal controllo cristiano a quello musulmano e viceversa. Ce ne sono un paio di simili anche in Giordania, altrettanto imponenti e ben conservati: il alata r-RabdaQalat ar-RabadjjjjjjQalat ar-Rabad a nord di Amman e il castello di Al-Karak, a sud.

I castelli nel deserto: Una piacevole sorpresa. Costruiti dai califfi Ommayadi verso l’VIII secolo D.C. avevano lo scopo di fornire ai signori luoghi di riposo e relax, quando la regione non era ancora arida come ai nostri giorni.


Castelli Ommayadi nel deserto (Qasr Al-Kharanah) (Giordania)
Di ridotta dimensione e pure in parte rovinati, sono ancora in grado di mostrare quanto gli antichi proprietari fossero in grado di godersi la vita. Uno dei meglio conservati, dotato di caratteristiche coperture a volta e di straordinari affreschi è Qasr Amrah. Da non perdere. 

I mosaici di Madaba. Merita senz’altro una visita accurata questa antica cittadina che vanta una quindicina di chiese bizantine che custodiscono eccezionali mosaici bizantini, tra i quali spicca la famosa carta della Palestina (nella chiesa di San Giorgio). Il mosaico merita sicuramente la trasferta. 


La carta musiva della Palestina nella chiesa di S. Giorgio a Madaba (Giordania)
A parte le dimensioni impressionanti (15m x 6m) presenta l’ingenuità primitiva dell’autore (V secolo A.C.), i nomi delle città hanno un verso, non si leggono da entrambi i lati. Le proporzioni non sono rispettate, ma i nomi sono quelli attuali: Mar Morto, il fiume Giordano, Gerusalemme, Gerico. Emozionante.

Il mar morto. Sappiamo che l’acqua salata sorregge il bagnante, tutti siamo andati al mare. Tuttavia questo principio, pur ovvio e conosciuto, si esalta oltre ogni immaginazione quando il bagno lo facciamo nel mar Morto. Perché la sensazione di galleggiare senza il minimo sforzo sorprende e quasi stordisce. Mi sembrava di non percepire il mio peso, come credo che capiti agli astronauti. Non riesco a descrivere meglio. Giuro che ho pensato che in fondo anche camminare sulle acque (se erano quelle del mar Morto) fosse possibile senza alcun miracolo.

Petra. Nascosta nella valle di un antico fiume (wadi Musa) e protetta da un contorno di pareti rocciose, Petra ha la fortuna di poter essere raggiunta solo a piedi. Si deve e lasciare al Centro Visitatori qualsiasi mezzo di trasporto che non sia il cavallo (e anche questo è un disturbo) e inoltrarsi lungo un cunicolo (As-Siq) largo non più di 2 o 3 metri e lungo quasi due km scavato nel tempo dal oued tra pareti di roccia perpendicolari alte 100 metri. Spero ardentemente che la situazione non sia cambiata dal tempo della mia visita.


Le tombe di Petra (Giordania)
Verso la fine del Siq si ottiene la ricompensa alla faticosa camminata nella sabbia: dall’ultima curva del percorso appare Al-Khaznah, il cosiddetto tesoro del faraone, anche se nessuno ci trovò mai tesori. Un tempio-tomba alto 40 metri, scavato direttamente nella roccia. Come tutte le tombe Nabatee che si trovano nella valle è costituito praticamente dalla sola facciata, scolpita in stile ellenistica, con colonne corinzie e bassorilievi che gli conferiscono un aspetto maestoso e sorprendente. La posizione, poi, proprio all’uscita dal Siq, è straordinaria. Un suggerimento: le pareti a strapiombo lasciano entrare il sole per poche ore al giorno. La facciata del Khaznah illuminata direttamente da sole offre uno spettacolo che non va perso: questo capita più o meno tra le 9 e le 10 del mattino.
Chiamata anche le “città rosa” per via dell’incredibile varietà di colori delle rocce che vengono esaltati dalla luce del sole, Petra è una città unica al mondo per la spettacolarità dei suoi monumenti e manufatti scavati nella roccia (templi, un teatro romano, elaborate tombe reali, alcune abitazioni, camere funerarie, acquedotti, obelischi, cisterne, scalinate monumentali, terme, luoghi di culto, arcate e strade lastricate. Soprattutto stupiscono le tombe (il principale scopo della visita), imponenti e variopinte per via dei rossi e degli ocra di cui sono impastate le rocce. Da qualsiasi punto si osservi la città (dall’alto o dal basso) la vista è sempre spettacolare: tombe da ogni parte che assomigliano a templi e cattedrali, scolpite in uno stile ellenistico omogeneo che procura all’insieme l’aspetto di una città sacra che non ricorda per nulla la morte. Alla fine della valle si erge l’Ad-Dayr (50 x 40 metri), un altro monumento, forse più imponenti del Khaznah, ottimamente conservato, spettacolare.
Karnak (Egitto), Tikal (Guatemala), Bagan (Myanmar), Ankor (Cambogia): a questo livello, come minimo, colloco Petra.


Wadi Rum. Uno come me, che ha attraversato in lungo e in largo il Sahara, cosa poteva aspettarsi da Wadi Rum? E infatti non mi aspettavo nulla di spettacolare, ma mi sbagliavo. Wadi Rum mi apparve come un deserto molto diverso da quelli da me conosciuti. 


Panorami del Wadi Rum (Giordania)
Stupiscono i colori, intanto, gli stessi che esaltano i monumenti di Petra: tutte le tonalità del marrone, del rosso, del giallo e dell’ocra. E poi stupiscono le rocce, che si alzano da un tappeto di sabbia, modellate dal vento. Presentano formazione spettacolari e strane: pinnacoli, anfratti e archi. Osservare il tramonto in uno scenario del genere fu veramente emozionante.

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