martedì 21 agosto 2018

Viaggio in ROMANIA

Cura delle tombe
al "cimitero allegro" di Sapanta - Romania
Paese attraversato: Romania
Itinerario: Iasi, Gole di Bikaz, Brasov, Castelli di Peles e di Bran, Viscri, Sibiu, chiese sassoni fortificate, Sibiu, Sighisoara, Sighetu Marmatiei e Maramures durante la Pasqua ortodossa, Suceava, monasteri della Bucovina meridionale, Iasi.
Periodo: marzo – aprile 2018
Durata: 3 settimane

Badanti e rom, questa è l’immagine che abbiamo, o, spero, avevamo della Romania, mentre alcuni maledicono ancora la decisione di averla fatta entrare in Europa. Ma cosa c’è in Romania? Che ci vai a fare (è così triste)? Sono le domande rivoltemi dalle stesse persone che, al ritorno, mi hanno domandato per prima cosa come si mangia in Romania (sic!). Più o meno questo è il “contorno” che in cui mi sono trovato quando ho deciso di andare. Un viaggiatore meno curioso di me forse avrebbe lasciato perdere.
Invece questo paese ha tanto da offrire a livello storico, culturale e anche architettonico. Sulla Lonely Planet della Romania del 2010 ho trovato spesso i rammarichi dell’autore per aver trovato molti siti chiusi per restauro e molti cantieri di ristrutturazione. Ebbene tutti quei siti io li ho trovati aperti al pubblico e restaurati. La Romana è entrata in Europa nel 2003 e da allora ha fatto passi enormi, ovviamente con i molti soldi ricevuti dalla Comunità Europea e dall’UNESCO, che però ha usato e pure bene, a quanto sembra. Ovvio che la differenza tra città e campagna o tra ricchi e poveri sia ancora molto più marcata che in Europa occidentale, ma credo che basti aspettare ancora un po’ di anni per vedere anche qui strade, autostrade e ferrovie degne di questo nome. Iasi, Brasov, Sighisoara e altre città (non sono stato Bucarest) mi apparivano esattamente come città (della stessa dimensione) di un qualunque paese occidentale.

Pasqua nelle chiese del Maramures. Non ho dubbi: il movente principale per un viaggio in Romania è vivere la Pasqua nella piccola e isolata regione del nord del paese, Maramures, al confine con l’Ucraina. Intanto, attenzione al calendario: la Pasqua ortodossa non coincide sempre con la nostra. E poi, attenzione alla tempistica: gli eventi pasquali più coinvolgenti escludono la domenica, accadono invece nella notte tra il sabato e la domenica e il lunedì mattina. Aggiungo qualche notizia sul contesto.
Le chiese in Maramures sono caratteristiche e spettacolari, costruite esclusivamente in legno. Sono chiese storiche, erette tra il ‘600 e l’800, in buona parte patrimonio dell’UNESCO, ristrutturate da poco e ben tenute. Sono tutte attive e funzionanti e svolgono i normali uffici di una chiesa. Strette e lunghe, presentano campanili vertiginosi (i più alti superano i 40 metri). Gli interni sono interamente dipinti con scene del vecchio e nuovo testamento. Uno spettacolo per gli occhi. 


L'interno della chiesa lignea di Rozavlea - Maramures - Romania
La visita (gratuita, ma solo i miserabili non lasciano un’offerta) sarebbe un test interessante per l’Italia dove non si riescono a visitare tanti siti che non siano quelli più importanti. Se non ci sono funzioni in corso e visto lo scarso afflusso turistico, di solito le chiese in Maramures sono chiuse, ma mostrano sulla porta un numero di telefono. Chiamato il numero, nel giro di 5 o 10 minuti arriva un addetto che apre la chiesa. Sempre! Ne abbiamo visitate a decine, in Maramures e altrove, e mai che il meccanismo non abbia funzionato. Funzionerebbe in Italia?
Le chiese sono sempre al centro del cimitero del paese e, siccome la Pasqua è la festa religiosa più importate dell’anno, la gente si affanna in quei giorni a sistemare le tombe e a ricoprirle di fiori. E’ un compito di cui si incaricano le donne, soprattutto anziane, in Maramures come in tutto il mondo, e quindi, visitando una chiesa, è normale incontrarne qualcuna impegnata a sistemare una lapide. Vestite di nero, svelte e silenziose versano acqua nei vasi, strappano erbacce e sistemano fiori, osservano il risultato del loro lavoro, si fanno il segno della croce e se ne vanno come sono venute, svelte e silenziose.
Tornando alla Pasqua, dicevo del sabato. 
Veglia pasquale a Sighetu Marmatiei
 Romania

Il rito, che inizia a mezzanotte, risultava incomprensibile per me non conosco la religione ortodossa, ma non sono rimasto indifferente al pathos che emanava la processione guidata dai sacerdoti e seguita da centinaia (se non migliaia) di fedeli che cantavano e reggevano ciascuno una candela. Nel buio della notte quelle fiammelle tremolanti sembravano anime in cerca di pace. Ognuno aveva accesa la sua da quella di un vicino: formavano una macchia di luce che, apparsa sulla porta della chiesa, si era allargata, come per contagio, a tutta la piana attorno al monastero di Barsana, dove ci trovavamo. Il più importante di Maramures, anche se forse non il più suggestivo a causa della moltitudine dei fedeli. Portavano tutti una cesta colma di cibo che sarebbe stato benedetto e consumato alle prime luci dell’alba. Molti, soprattutto le donne, indossavano i vestiti tradizionali del paese. Tutto questo capita in tutte le chiese della regione, anche in centro del capoluogo, Sighetu Marmatiei, anche in quella poco interessante di fronte al nostro albergo. Alle due del mattino, al rientro da Barsana, trovammo difficoltà a parcheggiare, perché la strada era stata chiusa per lasciare posto alle centinaia di fedeli che aspettavano di poter entrare a benedire le loro ceste. La gente in attesa formava lunghe fila che occupavano entrambi i marciapiedi in entrambe le direzioni.
Costumi tradizionali del Maramures
Romania
La messa speciale che si tiene il lunedì di Pasqua è invece più comprensibile anche ai meno esperti, in fondo assomiglia a quella cattolica. Cambia solo il fatto che tutti, dico tutti, uomini, donne, giovani, vecchi, bambini di ogni età indossano gli impeccabili costumi tradizionali colorati che, dato il loro splendore, vengono probabilmente indossati solo in rare occasioni.
Questo è quello che capita soprattutto a Sat-Sugatag, il paese dove abbiamo trascorso il lunedì di Pasqua, il paese dove credo che la tradizione sia più sentita e praticata che altrove.

In sintesi, Maramures con le festività di Pasqua, le chiese di legno dipinte, i cimiteri ben tenuti, quello “allegro” di Sapanta (vedi dopo), le colline, i contadini che usano ancora i carri trainati dai cavalli, pochissimi turisti, l’angosciante museo sulle vittime del comunismo di Sighetu Marmatiei (vedi dopo)… credo che alla fine sia questo il clou di un viaggio in Romania.

ll cimitero allegro. C’è un piccolo paese nascosto tra le colline del Maramures, si chiama Sapanta. Non fosse per il suo ‘cimitero allegro’ chiunque lo eviterebbe. Stan Ioan Patras nacque qui da una famiglia di scultori di legno e fin da giovane cominciò a scolpire lapidi e croci per le tombe del locale cimitero. Andò avanti per tutta la vita e prima di morire scolpì anche la sua. Alla fine di tutta una vita aveva scolpito più di settecento lapidi di legno, in prevalenza colorate di blu e lasciò anche un discepolo a continuare la sua opera fino a nostri giorni.
Ogni croce del cimitero è diversa dalle altre, pur mantenendo simili le dimensioni e la forma. Da ognuna, attraverso una pittura semplice, naif, emerge un’umanità commovente, quasi serena, mai angosciosa. Tutte riportano il ritratto ligneo del morto e, di tutti, un epitaffio, una poesia descrive il merito principale, la dote più apprezzata di quand’era in vita, con parole pronunciate in prima persona come una personale confessione. Cosa mi fece amare le lapidi di Ioan? Non la qualità artistica limitata, ma le epigrafi semplici e toccanti, a volte scherzose, che mai si abbandonano all’enfasi, agli epiteti retorici o agli elogi esagerati che troviamo di solito sulle tombe.


IL "cimitero allegro" di Sapanta - Romania
Cronache di esistenze normali raccontano i defunti com’erano da vivi, con i loro difetti e le loro virtù e, soprattutto, riflettono il senso della morte che prova la gente di Sapanta. La morte è brutta, ma nel “cimitero allegro” sembra meno brutta e che non faccia paura. Forse le croci non sono altro che porte aperte su un altro mondo, segnano solo un tratto del destino, un modo di vincere la paura della morte e ricordare i morti con un sorriso. Ero in un cimitero, ma le disgrazie, la vecchiaia, le vicende o i vizi che portarono a morte Toader, Ileana, George, Ion, Teodosie, Stan e gli altri incoraggiavano a guardare la morte in modo diverso, forse un passaggio a un altrove più grande. E di sicuro nel “cimitero allegro” la protagonista non è la morte, anche se il luogo è un luogo di morti, ma, oso dire, il fermento della vita.

La medievale Sighisoara - Romania
Le citta medioevali della Transilavania. Brasov, Sibiu, Sighisoara. Possiamo trattarle in blocco. Origini medievali, centri storici perfettamente mantenuti e ristrutturati, buona parte delle mura e dei casseri ancora in piedi (soprattutto a Sighisoara). L’arretratezza economica e il sottosviluppo in cui si dibatteva la periferia dell’impero sovietico, quale era la Romania, le ha salvate dagli obbrobri architettonici degli anni 50-80 che punteggiano le città ex-sovietiche e non solo.

Ormai direi che, per fortuna, è troppo tardi per gli scempi e quindi questi gioielli di città possono presentare al mondo la loro invidiabile bellezza praticamente intatta. Un privilegio di poche in Europa.


Il castello di Bran (cortile interno) - Romania
Dracula non abita più qui, anzi questa non è mai stata casa sua. I Romeni ci scherzano su, cercano di vendere la favola che il castello di Bran sia quello del conte Dracula. Cercano anche di avvalorare l’idea che il principe sanguinario Vlad Tepes, figura leggendaria ma storica, sia il conte Dracula, per via della crudeltà mostrata in più occasioni, tra vittorie e sconfitte, nella guerra infinita combattuta contro i turchi dal ‘400 in poi. Era anche soprannominato l’impalatore, titolo che denuncia senza possibilità di equivoci i suoi modi di trattare i prigionieri. 
Che Vlad Tepes sia una figura storica è un fatto, che fosse un principe crudele e sanguinario è un fatto, che la Transilvania mostri luoghi e scenari che ricordano quelli descritti nel famoso romanzo di Bram Stoker può essere, ma non esiste alcuna relazione certa tra la storia di Stoker e il famoso Vlad. Tutto è solo marketing. Ci sarebbe un “vero” castello di Dracula  a Poienari, ma si tratta ormai solo di rovine.

Monasteri dipinti della Bucovina. La Romania vanta davvero una storia politica e religiosa che ha prodotto una varietà di manifestazioni straordinaria. Poco più a est di Maramures troviamo la Bucovina meridionale e qui le chiese di legno scompaiono per lasciare posto a una serie di monasteri straordinari, molti patrimonio UNESCO, anche questi fortificati, che hanno la caratteristica fiori dal comune di essere dipinti non solo all’interno, ma anche all’esterno.


Chiesa dipinta di Humor - Bucovina meridionale - Romania
Centinaia di metri quadrati di pitture mostrano scene del vecchio e nuovo testamento, delle vite dei santi, del Vangelo utili per raccontare la religione a chi non sapeva leggere e scrivere. Sorprendono per la loro bellezza, i colori ancora ancora vivaci pure nelle pareti nord esposte alle intemperie. E’ difficile scegliere, ma, dovendo, dico che i più belli, gli imperdibili sono: Humor, Voronet, Moldavita, Sucevita, ma non trascurerei Dragomirna, Patrauti, Arbore… e altri ancora.

Chiese sassoni fortificate. Un'altra sorpresa della Romania, da non perdere. Una piccola enclave sassone nel cuore del paese, dove si sente ancora parlare tedesco. Qui troviamo villaggi medioevali con al centro chiese fortificate, cioè cinte da mura, che i sassoni costruirono dopo il loro arrivo nel paese nel XII secolo. Una meraviglia per il loro valore architettonico e per l’ambiente campestre nel quale sono inserite. Una giornata in giro tra un paese e l’altro (sono decine) per visitare queste chiese è veramente da consigliare. 


La chiesa sassone fortificata di Biertran - Romania
Axente Sever, Valea Vilor, Bagaciu, Biertan (la più imponente), Malincrav (forse l’unica in possesso di splendidi affreschi all’interno), Viscri (messa in tedesco a mezzogiorno della domenica, fedeli in costume sassone, sembra di essere nella Sassonia contadina di un tempo, appunto)… sono le più belle, ma è difficile scegliere.



Museo della vittime del comunismo e della resistenza. Sono sempre più numerosi i luoghi o i musei, che riportano testimonianze storiche sui crimini del comunismo, che incontro in giro per il mondo e ogni volta devo prendere atto con sofferenza di come lo stravolgimento di una ideologia, nonostante tutto affascinante e che non ha lasciato indifferenti milioni di persone, possa trasformarsi, se gestita da criminali, nelle espressioni umane più abiette e bestiali che si possano immaginare. Anche la Romania, a Sighetu Marmatiei, ha la sua galleria degli orrori da mostrare: un ex tribunale poi divenuto un immenso carcere e oggi trasformato nel Museo dedicato alla vittime del comunismo e alla resistenza. Dalla fine della guerra fino alla sua chiusura (1974) vi furono richiusi, torturati e uccisi migliaia di oppositori o presunti tali del “nuovo” regime scaturito dalla seconda guerra mondiale. Una visita lunga e angosciante, ma importante per la memoria e molto istruttiva su come gli aguzzini misero in atto metodi e strumenti per procurare sofferenza e paura. O per impedire ai prigionieri di porre fine alla proprie sofferenze suicidandosi. Un museo fotocopia del Museo dell’Occupazione della Lettonia di Riga (Lettonia) o del Tuol Sleng Genocide Museum di Phnom Penh (Cambogia).


Al Museo delle vittime del comunismo e della resistenza - Sighetu Marmatiei - Romania
“Probabilmente le vista più straziante (oltre alla celle e alla camere di tortura) sono le sculture nel cortile, dedicate ai prigionieri morti nelle prigioni: figure che si riparano, implorano, si coprono la bocca inorridite, tutte nude con lo sguardo rivolto al cielo in un’agghiacciante rappresentazione simbolica della loro agonia” (fonte: Lonely Planet).

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