mercoledì 2 ottobre 2013

Viaggio in ALASKA

Orso grizzly al Katmai Nat. Park - Alaska
Paesi toccati: USA (Alaska)
Itinerario: Anchorage, Katmai N.P, Kenai Nat. Wildlife Refuge, Seaward, Kenai Fjords Nat. Park, Independence Mine, Valdez, Fairbanks, Circolo Polare Artico, Denali N.P. 
Periodo: luglio-agosto 1993
Durata: 1 mese
Ne parlo nel libro: Il gatto buddhista 



Eccoci nel paese del grizzly e del salmone. Gli orsi in realtà, anche se numerosi, non si vedevano facilmente, nemmeno al Denali N.P. Per incontrane tanti e vivere un'esperienza indimenticabile in mezzo a loro, occorreva andare al Katmai N.P. I salmoni invece li incontravamo dappertutto. Nel periodo della loro risalita verso i luoghi d'origine, vedevamo i grandi pesci in tutti i fiumi e in tutti i ruscelli, fino nei paesi.

In uno stato grande come mezza Europa solo 730.000 abitanti nel 2012 (300.000  nella sola Anchorage). Quando c'eravamo noi ancora meno. Bastano questi numeri per fare di un viaggio in Alaska un vero ritorno alla natura. Davvero the last fronteer
Incontrammo animali unici e in piena libertà: oltre agli orsi grizzly, alci, caribù, aquile dalla testa bianca (il simbolo degli Stati Uniti), balene, cervi, capre di montagna, pulcinelle di mare (i puffini), orche, lontre di mare, castori, per citare solo i più importanti. 
Potevamo transitare in auto di fianco a ghiacciai che arrivavano fino alla strada. 
Ci meravigliammo nel costatare l'incredibile mole di lavoro che riescono a produrre i castori: dighe di decine (se non centinaia) di metri in grado di modificare il corso dei fiumi (Yukon a parte, ovviamente).


Portage Glacier - Alaska
Scoprimmo cosa significa parlare di "foreste sterminate." A proposito di foreste, va detto che il problema dell'Alaska non era il freddo, se c'era il sole si stava in maglietta, se era brutto tempo bastava una normale giacca a vento. Il vero problema erano le zanzare. Nel nord, appena usciti dai pochi centri abitati, entravamo nella foresta e qui venivamo assaliti da miliardi di zanzare. Ce le trovavamo perfino in tasca. Fondamentale attrezzarsi: nei posti più infestati facevamo uso della zanzariera per la testa, che ci copriva il viso, il collo e la nuca. 

Cercare in Alaska tracce degli antichi abitanti o dei loro discendenti fu inutile, a parte cercare nei bar o visitare il cimitero del villaggio di Eklutna. 
Infine una nota preoccupante: andando verso nord percorremmo lunghi tratti di strada accanto all'Alaska Pipeline, un'opera di grande ingegneria, ma un'incubo per l'ambiente (vedere oltre).

Anchorage. E' la classica città americana, con le street e le avenue che si incrociano. Nulla da rimarcare se non un uso commerciale esagerato (tipico americano) dell'immagine del povero grizzly.

Sfruttamento dell'immagine del grizzly, Anchorage - Alaska

Orsi a grandezza naturale di peluche, legno, plastica, ferro, perfino di tubi al neon ci invitano ad entrare in ogni negozio e a compare di tutto. 


Katmai Nat. Park. Si tratta del parco più spettacolare dell'Alaska, il santuario dell'orso. Qualsiasi foto o filmato abbiate visto sul grizzly a pesca di salmoni proviene da qui. I luoghi deputati alla vista degli orsi erano due: il McNeil River State Game Sanctuary a nord del parco e il Brooks Camp a ovest. L'accesso ad entrambi era complicato. Per il McNeil addirittura ci si doveva sottoporre ad una improbabile lotteria. Per il Brooks era più semplice, tuttavia il trasferimento da King Salmon (dove atterrammo provenendo da Anchorage) avveniva su piccoli idrovolanti. Anche questa fu un'esperienza. Persa la lotteria per il McNeil, fummo costretti ad andare al Brook e devo dire che fu una scelta felice, anche se obbligata: il Brooks è certamente meglio del McNeil. Quattro giorni in mezzo (letterale) agli orsi con anche un "incontro ravvicinato del terzo tipo". Appena arrivati fummo sottoposti ad un corso di convivenza con gli orsi ed imparammo come comportarci in mezzo a loro, anche nel caso di un attacco. Allora c'era una solo veicolo a motore nel parco. E ne approfittammo per andare a visitare la Valle dei mille fumi. All’inizio del ’900 il vulcano Novarupta, uno dei tanti presenti nel parco, eruttò un fiume di cenere sufficiente a riempire una valle lunga più di cinquanta chilometri.

La valle dei mille fumi - Katmai N. P. - Alaska

In un secolo pioggia, ghiaccio e corsi d’acqua hanno eroso il mare di cenere, creando un mondo fantastico color grigio chiaro fatto di guglie, caverne e canyon di tutte le dimensioni. Per il resto trascorremmo il tempo sulla piattaforma installata di fianco alle cascate Brooks (qui tutto si chiama Brooks: un lago, le cascate e il lodge). Si vedevano orsi a tutte le ore pescare i salmoni, utilizzando ognuno una tecnica diversa. La prima era quella classica, riconoscibile nei filmati e nelle foto: si piazzavano uno di fianco all’altro sul bordo della cascata, rivolti verso valle, ed aspettavano che i salmoni saltassero verso l’alto per azzannarli al volo. Devo dire che il numero dei salmoni che riuscivano a superare indenni quella barriera di fauci spalancate era più elevato di quanto mi sarei aspettato.


Grizzly a caccia di salmoni sulle rapide al Katmay Nat. Park - Alaska
La seconda tecnica utilizzata da molti orsi consisteva nel camminare tra le rapide con la testa sott’acqua quindi azzannare i salmoni incontrati.
La terza mi sembrava la meno credibile, messa in pratica dai più giovani, forse perché più facile delle altre. Mi appariva, infatti, più un gioco che una caccia. Nei punti dove l’acqua era sufficientemente bassa da permettere la corsa, gli orsi rincorrevano i salmoni a vista, cercando di bloccarli con le zampe. Dopo lunghe osservazioni, mi sembrò che la seconda tecnica, la caccia subacquea, fosse la più redditizia.
Quale che fosse la tecnica impiegata per catturarli, gli orsi riservavano ai salmoni una sorte terribile. In regime di sovrabbondanza di cibo potevano scegliere e quindi, preso il pesce, uscivano dall’acqua e lo bloccavano a terra con una zampa, poi con precisione chirurgica afferravano la pelle con i denti e con un solo strattone lo scuoiavano vivo. Infine, con mia grande sorpresa, mangiavano solo la pelle, la parte più grassa, lasciando i filetti ai gabbiani. Scene da Superquark

Kenai Fjords Nat. Park. Assolutamente da non perdere la crociera tra i suoi fiordi, cercando di indovinare una giornata soleggiata. Partimmo dal porticciolo di Seaward e subito ci vennero incontro le lontre di mare ancora molto frequenti, nonostante lo sterminio causato dal disastro della Exxon Valdez. Le crociere marine nel parco costeggiano i fiordi della penisola di Kenai nei quali precipitano diversi ghiacciai. Noi ci accostammo al Pederson Glacier, schivando i blocchi di ghiaccio (piccoli iceberg) che si staccavano dal suo fronte. Un altro passaggio fantastico fu la circumnavigazione delle isole Chiswell, un ammasso di scogli sui quali ammirammo otarie, urie e pulcinelle di mare. Nn posso dimenticare infine l'avvistamento ravvicinato di una balena e di 6 orche. 

Independence Mine.  Oro! La magica parola che fece sognare migliaia di cercatori e avventurieri all'inizio del 900.
Independence Mine - Alaska
La febbre dell'oro dopo il Klondike (Canada) arrivò anche qui e le tracce più evidenti si possono trovare a Independence Mine. Ci sono ancora baracche ed edifici malmessi attorno alla miniera in rovina che custodiscono alcuni macchinari originali. Qualche rotaia affiora ancora tra le impalcature delle gallerie. Il tutto rende l'idea della fatica disumana sopportata dai minatori. 

Valdez. Si tratta di una cittadina di frontiera situata in una posizione fenomenale. E' da rimarcare perché è il terminal sud della ALASKA PIPELINE e perché tanto ha fatto parlare di sé per l'incidente procurato dalla petroliera Exxon Valdez il 23 marzo del 1989.
Nei dintorni impressionava la vista delle conseguenze di uno dei tanti terremoti che si sono abbattuti nella zona (l'Alaska è una regione tra le più sismiche del mondo): una vasta area boscosa sprofondata in mare per diversi metri. L'acqua arrivava a metà del tronco di alberi morti. Valdez è il punto di partenza più comodo per le navi da crociera in visita al Prince William sound e ai suoi ghiacciai, soprattutto il più spettacolare: il Columbia Glacier. Due giorni di nebbia fitta ci impedirono la sua visita.

Alaska Pipeline.   Si tratta di sicuro di un capolavoro dell'ingegneria umana e la sua forma a zig-zag rappresenta un originale tentativo di arginare i danni di un eventuale terremoto. Ma i rischi che corre l'ambiente rimangono enormi, perché nella pipeline scorre il petrolio che arriva dal Mar Glaciale Artico attraverso tutta l'Alaka. La incontrammo andando da Valdez verso Fairbanks e a nord di Fairbanks, lungo la Dalton highway. Pare che uno dei danni collaterali poco noto causato dalla pipeline sia quello che nel nord questo tubo infinito e sconosciuto, intralcia le migrazioni periodiche della mandrie dei caribù.


Alaska Pipeline - Alaska
Dalton Highway. Da Fairbanks parte la Dalton Highway, la più affascinante e isolata strada del paese. Nonostante sia una highway era quasi del tutto non asfaltata. Conduce a Prudhoe Bay, a più di seicento km a nord, sul Mar Glaciale Artico. Percorrere almeno un pezzo della Dalton era un richiamo irresistibile, ma anche pericoloso per il quasi totale isolamento del percorso e per la mancanza di assistenza in caso di necessità. Anche la guida era rischiosa, perché la pioggia rendeva scivolosi i lati della carreggiata, già pendenti verso l'esterno a causa della sua forma "a schiena d'asino". Può essere un'esperienza divertente, ma solo con il bel tempo. Tra l'altro da un certo punto in poi entrava nella gestione più o meno privata di una compagnia petrolifera e il transito era sottoposto a regolamentazione e permessi speciali. Decidemmo di percorrerne solo una parte, fino al Circolo polare Artico.

Circolo Polare Artico. A circa 150 miglia nord di Fairbanks la Dalton Hghway attraversa il Circolo Polare Artico. Allora c'era un parcheggio e un cartello segnaletico. Non credo che oggi ci sia molto di più. Fu una trasferta priva di senso, a parte il paesaggio, le foreste a perdita d'occhio e la compagnia quasi costante dell'Alaska Pipeline, ma il Circolo Polare Artico emanava su di noi un fascino irresistibile...

Denali N.P. E' il parco più famoso e frequentato d'Alaska, ma anche il più difficile, perché è attraversato da un'unica strada di circa 150 km e solo su quella di può transitare e, con un mezzo proprio, solo nella parte iniziale. Poi ci sono pullman che la percorrono avanti e indietro e da questi si può salire e scendere, su richiesta, in qualsiasi punto del percorso. Molto comodo. Sarebbe possibile anche avviarsi da soli nel background, ma bisogna essere attrezzati ed esperti, soprattutto per non finire in conflitto con gli orsi, e avere permessi speciali. Gli animali c'erano: orsi, caribù, alci, per citare solo i più importanti, ma erano molto dispersi e per vederli dalla strada occorreva un po' di fortuna. Ma di solito ci si riusciva.

Femmina di alce nel Delanli N.P. - Alaska
Dalla strada invece si vedrebbe certamente il monte McKinley, il più alto del Nordamerica (più di 6.000 metri) se non fosse (almeno in agosto) quasi sempre coperto dalle nuvole. L'avvistamento del McKinley scoperto era una sorta di caccia al tesoro che noi vincemmo solo parzialmente. Il parco è famoso anche per per essere stato il luogo in cui morì Chistopher McCaldless. Della sua permanenza nel parco parla il film Into the Wild - nelle terre selvagge scritto e diretto da Sean Penn.

Cimitero di Eklutna. A circa 40 km a nord della capitale sorge uno degli ultimi villaggi Athabasca del paese, abitato con continuità fin dal 1650. Il popolo Tanaina incontrò gli uomini bianchi nel tardo '800 in seguito alle esplorazioni di Vitus Bering e James Cook.

Il cimitero di Aklutna - Alaska

Qui i missionari russo-ortodossi arrivarono nell'1840 e la fusione tra la Cristianità Ortodossa e le pratiche dei Nativi le potemmo ammirare nelle colorate case degli spiriti erette sopra le tombe nel piccolo cimitero del villaggio. Spesso le famiglie usano colori specifici per le loro case degli spiriti al fine di riconoscere le tombe dei membri del loro clan.


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