domenica 2 settembre 2018

Viaggio in SLOVACCHIA

Spisska Kapitula - Slovacchia
Paese attraversato: Slovacchia
Itinerario: Bratislava, Banskà Stiavnica, Kosice, Bardejov, Levoca, Liptovky Mikulas, Trnava, Bratislava.
Periodo: maggio 2010
Durata: 2 settimane

Slovacchia e Cechia, consenzienti, separarono i loro destini nel 1989, dando vita ai due stati che conosciamo. Di conseguenza, pensavo che la Slovacchia, persa la poliedricità e la bellezza universalmente riconosciuta di Praga, avesse ormai poco da proporre al visitatore. Come spesso mi capita, sbagliavo. La Slovacchia ha molto da offrire. Intanto Bratislava, la nuova capitale, non è niente male, moderna e vivace, un esempio, magistralmente conservato, di città mitteleuropea, architettura asburgica, un grande centro storico pedonalizzato. 

Non sarà Praga o Vienna o Budapest, tuttavia non le manca molto… E poi altre città minori e altrettanto belle, castelli stile “transilvania”, villaggi sperduti che mostrano tecniche di costruzione delle case (soprattutto in legno) sorprendenti, una natura aspra e severa a est, nel cosiddetto “carso slovacco”. Grotte di ghiaccio. E infine i gioielli più spettacolari del paese: le chiese di legno della regione di Bardejov.

Work in progress a Bratislava - Slovacchia
Alla ricerca delle statue di Bratislava. Camminando per il centro della città ci si può imbattere in un operaio, con casco protettivo, che spunta col busto da un tombino sotto un cartello che dice “Work in progress”. Non facendo attenzione si potrebbe calpestarlo, ma certo non fargli male, perché è di bronzo. Una statua a grandezza naturale e non è l’unica. C’è il paparazzo nascosto dietro un angolo in attesa di scattare la foto del secolo. C’è il dandy che fa sfoggio di sè e della sua eleganza davanti a un locale alla moda. C’è il soldato di Napoleone, abbandonato dall’armata, che si appoggia sconsolato a una anchina della piazza principale della città, in attesa che i commilitoni tornino a cercarlo. 

Nel centro storico ci sono almeno una decina di statue, tutte a grandezza naturale, e una visita di Bratislava non può dirsi completa senza andare alla loro ricerca. Non ho trovato indicazioni o mappe che indicassero le localizzazioni delle statue (comunque tutte nel centro pedonalizzato) come se la loro ricerca fosse un simpatico invito, da parte della città, ai visitatori.

Bardejov e le chiese di legno dei Carpazi. E’ il nome che l’UNESCO ha dato a uno dei patrimoni dell’umanità della Slovacchia e, secondo me, del mondo intero: le chiese di legno della regione di Bardejov, bellissima cittadina medioevale ai confini con la Polonia con il centro storico e la piazza del municipio perfettamente intatta e restaurata, cerchia delle mura quasi completa e intatta. Purtroppo avevamo poco tempo a disposizione per vistare le chiese della regione, solo un giorno, e quindi siamo andati a chiedere aiuto all’ufficio turistico di Badejov. Italiani attenti! Ecco cosa vuol dire fornire un servizio! La ragazza dell’ufficio ci ha organizzato per il giorno dopo la visita a sei o sette chiese, che, data la bassa stagione, erano per lo più chiuse. Ha chiamato i custodi al telefono e ha organizzato gli appuntamenti con loro in base ai luoghi e alle distanza tra di esse! Dalla nove di mattina fino alle cinque del pomeriggio. Arrivati sui posti abbiamo trovato i custodi che ci aspettavano! (Scusate i punti esclamativi, ma sono rimasto impressionato). Anche la fortuna ci ha assistito: due settimane di stagione incerta con parecchia pioggia (due gradi e neve su un passo il 15 maggio), ma la giornata delle chiese benedetta da una splendida giornata di sole.
Chiesa lignea di Lukov (1708) - Slovacchia
Le chiese hanno una storia molto particolare che parte dal XVI secolo fino al XVIII e risente dello scontro tra le diverse religioni praticate in Slovacchia: cattolica romana, greca ortodossa, evangelica. Impossibile descriverle tutte, solo quelle classificate ufficialmente sono una cinquantina. Costituite da tre corpi: l’ingresso con sopra il campanile, la navata centrale e la parte riservata ai preti al di là dell’iconostasi. Ricchissimi gli interni, icone, paramenti preziosi e le pareti coperte da affreschi raffiguranti scene dell’antico e nuovo testamento. Fondamentali per un popolo analfabeta. Grandi lampadari rompono la penombra rendendo gli interni caldi e intimi. Tutte offrono schede informative, alcune addirittura in italiano. Nella chiesa di Krainè Cierno, durante la nostra visita, fecero partire una registrazione audio in italiano.
Incredibile la storia, tra le altre, delle chiese “articolari evangeliche”, erette alle condizioni dettate da Leopoldo I d’Asburgo. In un contesto di tensioni sociali e religiose e sotto le minacce perenni dei turchi, l’imperatore nel 1681 fece concessioni ai protestanti ma con limitazioni (articoli 25 e 26 dell’editto, da cui la definizione di “articolari”) nella costruzioni degli edifici, chiese comprese, al fine di limitare il rischio di sommosse popolari: potevano essere costruite solo all’esterno dei centri abitati, dovevano essere terminate al massimo in un anno, nella loro costruzione non potevano essere impiegati metalli (per esempio chiodi); non potevano avere torri. Sono tutte così quelle costruite tra il 1681 e il 1730. Tali assurde limitazioni, inventate esclusivamente a scopo intimidatorio, non impedirono la costruzione di chiese spettacolari che hanno sfidato i secoli. Quella di Lestiny parla per tutte.
Gli appuntamenti delle visite furono tutti rispettati e per entrare nelle chiese non previste ci bastò telefonare al numero appeso alla porta per vedere arrivare in dieci minuti gli addetti dell’apertura con le chiavi in mano. Tranne in un caso.

La grotta di ghiaccio di Dobsina - Slovacchia
La grotta di giaccio di Dobsina. Un’altra scoperta della sorprendente Slovacchia. Sono migliaia le grotte carsiche nelle montagne dell’est, ma poche sono aperte al pubblico. Una in particolare è stata per me un colpo al cuore, forse perché non ne avevo mai visitata una: la grotta di ghiaccio di Dobsina. Una passeggiata di quasi un chilometro sotto terra attraverso sale e corridoi punteggiati da grandi stalattiti, stalagmiti, colonne, pareti di ghiaccio bianchissimo. Solo ghiaccio, tutto ben illuminato. Una passeggiata indimenticabile.

Attenzione: l’ambiente non cambia di molto tra estate e inverno, la temperatura si aggira sempre intorno allo zero. Occorre pertanto un abbigliamento consono.

Cicmany, il villaggio ricamato. E’ anche chiamato il “paradiso dei fotografi” questo villaggio di montagna che ha tutte le case di legno scuro interamente ricoperte di disegni bianchi geometrici, veri e propri ricami. Tutte le pereti di tutte le case di tutto il villaggio sono così, un colpo d’occhio spettacolare. Immagino che la manutenzione richieda un impegno straordinario che però gli abitanti evidentemente svolgono volentieri: non c’era una casa che fosse malmessa.
Cicmany, il paese ricamato - Slovacchia
Ovviamente Cicmany è patrimonio dell’UNESCO.

Vikolìnec, il villaggio delle streghe. Anche questo paese è patrimonio UNESCO, scomodo da raggiungere attraverso una strada sterrate che si inerpica sulle montagne. Ma lo sforzo vale la pena, perché Vikolìnec è straordinario. Tutte di legno, le case, costruite in successione ai lati dell’unica strada, sono ristrutturate e dipinte di giallo e rosso. Pioveva e faceva freddo, i comignoli fumavano e il fumo si mescolava con le nuvole basse creando una bell’atmosfera crepuscolare anche se era mezzogiorno. La letteratura dice che sia un villaggio dei streghe… Beh, sembrava davvero che lo fosse e gli abitanti non facevano nulla per allontanare questa immagine. Non c’era finestra che non avesse tendine bianche fatte all’uncinetto, pigne, prodotti del bosco e tante streghe di varie dimensioni col cappello a punta e la gerla sulle spalle ci guardavano da dietro i vetri. Nell’unica via (niente asfalto in tutto il villaggio) c’erano anche streghe che fungevano da indicatori stradali. Non erano molto diverse, dimensioni a parte, dalle contadine che uscivano dalle case per andare a prendere acqua alle fontane. Scherzo ovviamente. Vikolìnec, un paese fantastico forse destinato a scomparire, vita troppo dura e senza prospettive, ma che forse il turismo potrà salvare: molte case infatti si erano trasformate in negozi e chissà… Quel giorno eravamo gli unici visitatori, ma le dimensioni del parcheggio all’ingresso del paese denunciavano che nei mesi di punta potrebbe esserci un vero e proprio assalto.
Vikolìnec, il villaggio della streghe - Slovacchia
PS: Vikolìnec è l’unico luogo al mondo dove abbia pagato un biglietto di ingresso a un intero paese, ma se è servito a contribuire al suo salvataggio, l’ho fatto volentieri.

La fabbrica di sale di Solivar. Ho visto estrarre e raccogliere il prezioso sale necessario alla nostra vita in molti modi, ma quello inventato a Solivar è sicuramente il più originale, anche se molto complicato e impegnativo. Un eccezionale esempio di archeologia industriale. In funzione dal XVIII secolo fino al 1970, la fabbrica è stata in seguito trasformato in museo. Tre edifici. Nel primo era in funzione un’enorme ruota, azionata da cavalli, che serviva a sollevare da un profondo pozzo recipienti colmi di acqua salmastra. Dal primo edificio l’acqua veniva fatta fluire nel secondo, lungo più di 200 metri, costituito da cisterne in legno nelle quali si depositava il sale. Nel terzo edificio (non originale, ma ricostruito) il sale veniva raccolto e cotto in grandi vasche. Un impianto impressionante e spettacolare molto ben presentato da un modellino in legno che ci fece capire più delle approssimative spiegazioni in tedesco della guida.

Nosferatu e il castello di Orava. Chi ha visto “Nosferatu il vampiro” di Murnau (1922) ricorderà l’angosciante castello che faceva da sfondo alla vicenda. Ebbene eccolo, quel castello. E’ quello, bellissimo, di Orava dove è stato girato il film, ispirato, ovviamente, al romanzo di Bram Stoker (Dracula).

Il castello di Orava - Slovacchia
Iniziato nel XIII secolo come fortezza militare ha subito nei secoli troppi incendi, mutilazioni e rifacimenti perché le parti originali arrivassero a noi, ma ha mantenuto un’aria severa e nello stesso tempo intrigante che lascia al visitatore la libertà di seguire il proprio immaginario: intrighi, delitti, cospirazioni, tradimenti… Basta anche solo osservare i suoi bastioni dalla strada per dare libero sfogo alla fantasia. Ovviamente non c’è nessun nesso storico con Dracula, né con il romanzo di Bram Stoker.

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