martedì 27 ottobre 2020

Viaggio nella SICILIA BAROCCA

San Giovanni Evangelista
Scicli, Sicilia
Paese attraversato: Italia (Sicilia)
Itinerario: Noto, Piazza Armerina, Caltagirone, Ragusa, Scicli, Modica,
Palazzolo Acreide, villa del Tellaro, Noto, (Pompei)
Periodo: settembre 2018
Durata: due settimane
 
Avevo visitato la Sicilia negli anni ’80 e non dimentico il suo inestimabile patrimonio storico, allora soprattutto riferito alle città artisticamente più conosciute e famose: Palermo, Agrigento e Siracusa. La parte sud-orientale, quella che si caratterizza per l’architettura barocca, non mi aveva colpito particolarmente, probabilmente perché ai tempi non era molto valorizzata, anzi. 
Ma ritornandoci trent’anni dopo, ho potuto costatare quali risultati possano procurare la cura e l’attenzione, soprattutto se intervengono in aiuto i fondi dell’UNESCO (2002).
 
Soldi che mi apparivano spesi bene, complimenti. E devoluti non per un monumento o un centro storico, ma per un’intera regione. E oggi possiamo ammirare non sole le “perle”, ma due intere valli restaurate con cura dove spiccano Caltagirone, Militello, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli. A tutto questo si aggiungono gli splendidi mosaici della ville romane, le tonnare di Marzamemi e Vendicari, le dune delle spiagge del sud.
Come sempre tralascio di descrivere l’ovvio e il troppo conosciuto, non parlerò quindi del barocco siciliano, né del terremoto del 1693 da cui lo stesso barocco ebbe inizio. Parlerò di dettagli, o almeno di quelli che mi hanno colpito.

Noto, il gioiello della valle. Passeggiare per corso Vittorio Emanuele, la via più nobile della città, era come muoversi su un set di un film di costume ambientato nel ‘600. I palazzi (il municipio, il teatro comunale) e le chiese (S. Chiara, S. Francesco, il Duomo, S. Domanico) mi venivano incontro mostrando la propria orgogliosa bellezza, i decori e le sculture, il particolare e purissimo stile barocco. 

Corso Vittorio Emanuele con il duomo di S. Salvatore, Noto, Sicilia, Italia

La luce del tramonto (momento speciale per visitare la città) infiammava il lato più sontuoso della via e della piazza del Municipio e faceva quasi dimenticare che quello splendore è dovuta ad un’immane tragedia, il terremoto del 1693 che la rase al suolo, ma le consentì anche si risorgere con tanta, uniforme bellezza. Non cambia di molto se ci si sposta sulla parallela via Cavour: altre chiese e altri palazzi (tra i quali il bellissimo palazzo Nicolaci) sono pronti a regalare le stesse sensazioni.
 
Il commissario Moltalbano. Non sono un fan del commissario Montalbano e quindi anche il pellegrinaggio sui loghi dei set del commissario di Camilleri non mi stuzzicava. Ma esiste tutto un mondo che si reca da queste parti per vedere dove si svolgono le avventure di Montalbano, Fazio, Augello, Catarella e gli altri protagonisti della fiction. Più o meno coincidono con le città patrimonio dell’UNESCO, a parte l’abitazione del commissario. E’ tanto il ritorno di visibilità e di pubblicità che procurano le storie di Camilleri che, mi dicevano, paesi e città si contendevano i set a suon di decina di migliaia di euro. Cioè il comune di…. pagava alla produzione della fiction tot-mila euro pur di vedere girato un episodio, o parte di esso, nel proprio territorio.
 
Non solo la villa del Casale di Piazza Armerina. Tutto il mondo si precipita, giustamente, a visitare la straordinaria villa romana del casale di Piazza Armerina, purtroppo tralasciando spesso la visita della città (errore imperdonabile).
Ma sulla litoranea che va verso sud (tra Noto e Pachino) si trova la villa romana del Tellaro, rinvenuta a partire degli anni ’70. Non è imponente come quella del Casale, ovviamente, ma merita senz’altro una visita. Tra l’altro ai tempi della mia visita era a ingresso gratuito. Presenta alcuni mosaici veramente splendidi, forse meno imponen
ti di quelli del Casale, ma comunque meritevoli. Sono in ogni caso del IV secolo dopo Cristo! Tra questi ce n’è uno, purtroppo danneggiato, che presenta una scena molto particolare: il riscatto del corpo di Ettore, con UlisseAchille e Diomede, identificati da iscrizioni in greco, che controllano la pesatura del cadavere dell'eroe appoggiato su un piatto della bilancia mentre sull’altro piatto si trova l'oro del riscatto.

Il riscatto del corpo di Ettore, mosaico, villa del Tellaro, Noto, Sicilia, Italia

Madonna con bambino (F. Laurana)
Palazzolo Acreide, Sicilia, Italia
Un capolavoro misconosciuto a Palazzolo Acreide: la madonna con Bambino di Francesco Laurana. Palazzolo Acreide, poco nota, ha tanto da offrire, per esempio, nella chiesa dell’Immacolata, un piccolo capolavoro di scultura, troppo poco conosciuto: la Madonna col bambino di Francesco Laurana, indicata come “La più bella Vergine del Laurana”.
La statua, datata tra il 1471 e il 1472, è di dimensioni contenute (190 centimetri). Il velo, le linee sinuose della Madonna, la dolcezza e la tensione emotiva dei volti danno alla statua un’eleganza straordinaria e ne fanno un’opera forse meritevole di una più importante e raggiungibile locazione.

La mappa all'ingresso
della riserva
Un gioiello alla fine dell’Italia: la riserva naturale di Vendìcari. Istituita dalla Regione Siciliana, protegge un fantastico ecosistema. Scenari incantevoli, vegetazione fitta (straordinari i “boschi” di fichi d’india), mare cristallino, spiagge lunghissime, che in poche centinaia di metri diventano rocce a strapiombo sul mare. Bella e ben restaurata l’antica tonnare che ospita gli uffici e i servizi del parco. Nella parte sud, nella stagione adeguata, si possono ammirare fenicotteri, aironi, cicogne e altri uccelli migratori.
Una giornata dedicata alla attraversata della riserva da nord a sud, o viceversa, è sicuramente ben spesa.
 
Di fronte all’Africa. Lungo la costa sud, da capo Passero fino a Pozzallo e oltre verso Agrigento, si estende un cordone di dune che nascondono a chi cammina sulla spiaggia la vista della case che sorgono a ridosso. Le spiagge larghe e piatte, soprattutto con la bassa marea, ricordano un po’ quelle della Normandia. Un paesaggio ormai poco frequente sui nostri litorali, ambitissimo dalla speculazione edilizia e balneare. Speriamo che riescano a resistere al probabile assalto. Gli esempi che arrivano da Agrigento, ad esempio, non sono incoraggianti: Distruzione dune

Test: prima di procedere nella lettura vi sottopongo ad un piccolo prova. Cosa vi sembra che rappresentino le due foto che seguono, scattate nella cripta della chiesa di San Domenico a Noto? Sforzatevi di rispondere, avrete delle sorprese, io almeno sono rimasto allibito dopo aver letto la storia di questo luogo.

 
Il colatoio a seduta (particolare),
 nella chiesa di S. Domenico,
Noto, Sicilia, Italia
Non ditemi che avete indovinato, non ci credo, senza conoscere la risposta in anticipo penso che sia impossibile. Le foto ritraggono un colatoio a seduta. Si tratta di un comune ambiente funerario in voga fino al ‘700 (!!!), sotterraneo, solitamente ricavato come una cripta sotto il pavimento delle chiese, che mostra lungo le pareti una serie di nicchie provviste di sedili in muratura ciascuno dotato di un foro centrale. 

Il colatoio a seduta,
 della chiesa di S. Domenico, 
Noto, Sicilia, Italia
In ogni nicchia veniva collocato un cadavere, collocato in posizione seduta in modo da far confluire i liquami prodotti dalla putrefazione direttamente all'interno del foro collegato ad una canaletta di scolo. Nello stesso ambiente sono presenti generalmente almeno altri due elementi caratteristici: l'ossario ed alcune mensole in muratura. Una volta che il processo di scolatura fosse terminato, che la decomposizione avesse fatto il proprio corso lasciando le ossa libere dalla parte putrescibile, i resti scheletrici erano spostati nell'ossario, mentre il cranio, simbolo dell'individualità del defunto, era posizionato sulla mensola. Spesso nello stesso ambiente è presente un altare, come nel caso di Noto, che testimonia come vi fossero celebrate funzioni religiose. Questa tipologia di sepolcro aveva una diffusione molto vasta che non si limitava all'Italia meridionale ed alla Sicilia, dove peraltro se ne conservano numerosissimi esempi. Il ciclo funerario, iniziato con la morte dell'individuo, si concludeva con la sua scheletrizzazione, ed aveva una durata che poteva variare sensibilmente da un minimo di pochi mesi ad un anno e più, in conseguenza delle condizioni climatiche dell'ambiente sepolcrale e della stagione della morte. Le caratteristiche architettoniche si ripetevano nei diversi siti con poche variazioni, anche se si registravano differenze nella disposizione dei vari elementi e soprattutto nel grado di raffinatezza dei sepolcri che, nei casi più ricercati, erano decorati con stucchi e pitture.
L’orrore risiede nel fatto che la pratica dei colatoi (ce n’erano di diversi tipi) è andata avanti fino al ‘700! Non è un refuso, ribadisco: fino al ‘700.

 

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