domenica 15 marzo 2026

Holi, la festa indiana dei colori

Hampi, Holi 2026

Non dico di essere tornato in India dopo più di trent’anni per partecipare a Holi, la festa indiana dei colori, tuttavia non posso negare  che un peso rilevante nella decisione l’ha avuto. E il fatto di essermi trovato nei primi giorni di marzo ad Hampi non è dipeso solo dal desiderio di visitare gli straordinari templi e palazzi che fanno della città uno dei complessi archeologici più importati del mondo, ma anche dal fatto che Hampi è il luogo dove si tiene ogni anno la strordinaria festa, la più importante di tutta il paese dopo quella di Jaipur. E a Jaipur, in Rajastan, come detto, c’ero già stato più di trenta anni fa.

Jaipur 1992. Immagino che a chiunque abbia attraversato l’India, non sia sfuggita la quantità di polveri multicolori che si vendono nei mercati e nei negozietti del paese, polveri di tutti colori e di ogni sfumatura. Anche se le avevo trovate in tutto il Rajasthan, prima di arrivare a Jaipur non ne conoscevo l’impiego e mi ero chiesto spesso a quale uso fossero destinate. A Jaipur avevo ottenuto la risposta: servivano per Holi, la festa dei colori, quella che a nostra insaputa era già in pieno svolgimento il giorno del nostro arrivo. Un colpo di fortuna.

Jaipur, Holi 1992

Neanche il tempo di raggiungere l’albergo e avevamo incontrato le prime sfilate di gente che ballava e cantava. Abbigliamenti fantastici. Ai colori dei quali gli indiani normalmente si vestono, si aggiungevano quelli delle polveri che impregnavano sari, veli, tuniche e turbanti. Uno scenario colorato, un fantasmagorico arcobaleno. Non solo vestiti, ma anche volti, mani, piedi e capelli variopinti. Nuvole e sbuffi di polveri volavano ovunque, gettate a manciate da tutti su tutti, come noi a carnevale lanciamo i coriandoli.

Jaipur, Holi 1992

Dopo un primo impatto sconcertante, capimmo che la vera protagonista della festa non era la polvere colorata o, meglio, non era solo la polvere, ma l’acqua. L’acqua serviva a diluirla, lo scopo senza dubbio più apprezzato e divertente di Holi. Alle manciate di polvere si aggiungevano secchiate d’acqua multicolore che andavano a tinteggiare i corpi e i vestiti delle persone. Scene strepitose. L’acqua variopinta, lanciata da mille mani, scorreva per le strade, gocciolava dai muri. Non era facile rimanere ai bordi della festa senza essere coinvolti, cioè bagnati e colorati dalla testa ai piedi, per cui ci eravamo ritirati presto in albergo.

Jaipur, Holi 1992

A cena la nostra guida ci aveva aggiornato su Holi, festa dei colori. Si tratta di una festa induista che si tiene, al tempo dell’equinozio di primavera, nei paesi di religione indù durante la quale ci si imbratta il più possibile di polveri colorate, si canta e si balla, si accendono falò. Ha poca importanza stabilirne le origini o i connotati religiosi, rappresenta la rinascita alla nuova vita, la morte dell’inverno e l’arrivo della bella stagione. Semplice divertimento.

La sera stessa avevamo tenuto tra noi un veloce conciliabolo. Argomento: partecipare davvero o no alla festa? Era giovedì, avevamo a disposizione solo il venerdì per lasciarci travolgere. Avevamo avuto la buona sorte di capitare a Jaipur durante la festa più importante dell’anno e cosa volevamo fare? Lasciarcela scappare? Rimanere ai margini come anziani turisti incerti e paurosi? All’unanimità avevamo deciso di starci. Rimaneva da stabilire come. Soprattutto c’era da considerare che quasi tutti eravamo dotati di un’importante attrezzatura fotografica da salvare dai bagni. Nemmeno presa in considerazione l’ipotesi di rinunciare alle foto e di lasciare le macchine fotografiche in  albergo. Alla fine avevano optato per una soluzione minima: una macchina a testa da proteggere al meglio con sacchetti di plastica.

Fu una giornata memorabile. Ho poche foto di Holi, era troppo difficile scattare e nello stesso tempo fare attenzione all’acqua che poteva arrivare da ogni direzione. Tra l’altro ai ragazzi di Jaipur non pareva vero d’innaffiare un gruppetto di stranieri che stavano al gioco, forse gli unici in città. Comunque non c’era da preccuparsi. Dopo mezz’ora eravamo conciati in modo tale che ormai non sarebbe stato più possibile peggiorare il nostro aspetto. Al nostro rientro avevamo stupito perfino il portiere dell’albergo. E non era finita, perché fino a quel momento  non avevamo ancora scoperto che alla festa di Holi esistevano colori e colori, polveri e polveri. C’era chi le usava a secco, con scarso risultato, e chi le diluiva in acqua come avevamo fatto noi e quasi tutti i locali, ma non sapevamo che tra le polveri che si vendevano al mercato e che quasi tutti scioglievano in acqua, ci fossero veri e propri inchiostri, indelebili o quasi. Per farla breve avevamo passato sotto le doccia le ultime ore trascorse a Jaipur e anche quelle trascorse a Delhi in attesa del volo di rientro in Italia. Niente da fare, i colori erano rimasti, anche se la speranza ci aveva illusi che proprio con l’ultima si fossero un po’ scoloriti. Arrivati a casa le docce si erano intensificate, ma i colori sbiadivano con troppa lentezza. Alla fine era arrivato lunedì e l’uffficio mi accolse con la mia bella faccia rossa e blu.

Jaipur, Holi 1992

Holi, festa della rivincita del bene sul male, della gioia, della celebrazione della primavera e dell’addio all’inverno, dell’incontro con gli altri, del perdono di antiche offese e della riconciliazione: tutto vero e ormai noto perfino a noi. Holi, festa dei colori, degli scherzi e delle docce variopinte: lo sperimentammo di persona. Ma Holi, festa degli inchiostri quasi indelebili fu una brutta sorpresa.

Hampi, 2026. Mentre a Jaipur non avevamo individuato un luogo che potesse essere considerato il centro dei festeggiamenti, la festa si svolgeva ovunque in città (strade, piazze, cortili, mercati), ad Hampi, invece, Holi, che rimane comunque una festa religiosa, si teneva davanti allo splendido Achyutaraya Temple (inizi del XVI secolo) lungo una strada su cui si affacciano i resti dei negozi dell’antico mercato della città. Uno scenario quindi particolarmente suggestivo.

Hampi, Holi 2026

Anche in presenza degli stessi colori, volti, comportamenti, ho avuto la sensazione che l’Holi di Hampi fosse più “sobria” di quella di Jaipur, più misurata. C’era infatti la possibilità di rimanere un po’ ai margini della massa festante, in una zona dove la festa fosse meno in balìa de festaioli più scatenati, mentre in Rajasthan questa possibilità non c’era. Ad Hampi, se rimanevi ai bordi, eri coinvolto comunque nella festa, ma quasi solo con le polveri. 

Hampi, Holi 2026

Se invece entravi nella bolgia, lo facevi a tuo rischio, perché allora diventavi bersaglio soprattutto delle docce colorate, le più pericolose. In questo gioco erano particolarmente attivi i bambini, terribili guerrieri dotati di fucili ad acqua (ovviamente colorata) che potevano spararti spruzzi da cinque metri di distanza. Là in mezzo potevi scatenarti in balli sfrenati scanditi da gruppi di musicisti dotati ti ogni tipo di tamburo. Non solo colori a Holi quindi, ma anche suoni

Insomma, là in mezzo c’era la vera festa. Si vedevano “volare” in aria ragazzini abbastanza leggeri da essere lanciati in aria da un gruppo di amici e li si vedevano scomparire dentro nuvole di polvere di tutti colori.

Hampi, Holi 2026

Sullo sfondo di queste scene la facciata del tempio, con le sue sculture centenarie di squisita qualità, ricordava che Holi rimane una festa religiosa. A guardarsi intorno non si sarebbe detto, anche in considerazione del fatto che non vedevo ragazze se non accompagnate da qualche famigliare. Comunque poche. Nell’esaltazione della festa infatti il rischio che le attenzioni da parte dei ragazzi diventino pesanti e invadenti non è remoto.  



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