Periodo: Maggio-Giugno 2026
Durata: 2 settimane
“Di dove siete?
“Di Bologna.”
“E
dove state al mare?”
“Da nessuna parte. Il mare l’abbiamo visto a Olbia all’arrivo e lo rivedremo a Olbia quando andremo a prendere il volo di ritorno. Nel frattempo viaggiamo all’interno.”
La
cassiera della Coop di Orani non ha nascosto un sincero stupore per le nostre
risposte, perché effettivamente andare in Sardegna per motivi diversi da una
vacanza al suo stupendo mare appare strano. Questa è infatti l’opinione della
maggioranza della gente. E invece noi ci siamo andati per un altro motivo:
visitare l’incredibile archeologia che sull’isola si concentra. Necropoli, aree
archeologiche che ospitano nuraghi, tombe dei giganti, pozzi sacri, domus de janas, dolmen,
menhir, steli e betili in quantità e qualità sorprendenti si spargono per tutta
l’isola con una tale frequenza che ci hanno costretti, prima della partenza, a informarci
a fondo per mettere a punto un percorso che prevedesse la visita del meglio che
la Sardegna ha da offrire in questo ambito.
Di seguito inserisco un elenco (per tipologia) dei siti dei più belli/importanti visitati. Ovviamente è il mio parere.
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Tombe dei Giganti. |
Domus de Janas |
Menhir |
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Albucciu (Arzachena) |
Li Longhi
(Arzachena) |
Angelu Ruiu
(Alghero) |
Biru ‘e Concas
(Sòrgono) |
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La Prisgiona
(Arzachena) |
Coddu ‘Ecchiu
(Arzachena) |
S. Andrea Priu
(Bonorva) |
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Palmavera (Alghero) |
Monte e S.Abe (Arzachena) |
Pranu Mattedu (Goni) |
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Santu Antine
(Torralba) |
S’Ena e Thomes
(Dorgali) |
Sas Concas (Oniferi) |
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Tumuli (Santa
Sabina) |
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Losa (Abbasanta) |
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Arrubiu (Orri) |
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Su Nuraxi (Barùmini) |
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Dolmen |
Steli funerarie |
Pozzi Sacri |
Betili |
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Sa Coveccada
(Mores) |
Steli Museo di Làconi |
Santa Cristina |
Betili S. Lorenzo (Silanus) |
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Ladas (Luras) |
Stele Boeli (Orgosolo) |
Santa Vittoria (Serri) |
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Ciuledda (Luras) |
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Noddure (Nuoro) |
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Su Tempiesu (Orune) |
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Siti
gestiti e non. Con
circa diecimila siti archeologici censiti, tra i quali circa settemila nuraghi
(nessun errore in questi numeri!), è chiaro che occorre scegliere, sapendo che il
loro stato di conservazione dipende di solito dal fatto che siano “gestiti” o
“non gestiti”. La maggior parte non sono gestiti, cioè non sono stati scavati,
non sono ancora stati indagati, ripuliti e resi accessibili al pubblico. Questi
ovviamente sono i meno interessanti, più difficili da raggiungere o da cercare
in mezzo alla vegetazione, non ancora restaurati e messi in sicurezza. Gli
altri invece sono gestiti e sono i più interessanti, i più belli e meglio
conservati. E in questi casi la regione Sardegna fa fatto un ottimo lavoro. Ha
incentivato la creazione di cooperative di giovani alle quali è assegnata la
gestione di uno o più siti archeologici. Gestione significa: ricevimento dei
visitatori, biglietteria, gestione di bar ed eventualmente piccoli punti
ristoro o negozietti, pulizie, sfalcio dell’erba e presidio/controllo dei
monumenti, accompagnamento nelle visite guidate. Conviene quindi puntare sui siti
gestiti che sono comunque molte decine.
Ragazzi preparati. Abbiamo trovato i ragazzi delle cooperative (tutti al di sotto dei 30-35 anni) molto preparati, gentili e sempre disponibili ad accompagnarti nelle visite guidate. Alcuni sono pure archeologi. Era evidente che amano il loro lavoro e di conseguenza la loro terra. Ne abbiamo incontrati diversi che dopo avere studiato fuori dalla Sardegna (nel continente, come dicono loro), hanno scelto di ritornare per svolgere quel lavoro, faticoso e poco remunerato, sempre in balia degli andamenti politici del momento.
Un turismo schizoide. Lo straordinario patrimonio archeologico della Sardegna sarà, credo, un veicolo di sviluppo irrinunciabile per la regione. Sarà, ho detto, perché ad oggi direi che siamo ancora lontani. Tanto che la commessa della coop di Orani, come ho detto, era rimasta sorpresa che noi andassimo in giro per siti archeologici e non al mare. Ovviamente a noi visitare siti importantissimi e bellissimi praticamente da soli faceva un enorme piacere: visite tranquille, silenzio, nessuna coda, nessuna attesa, gestori sempre disponibili. Tuttavia non potevamo ignorare la preoccupazione dei giovani gestori che in una giornata di splendido sole vedevano entrare nel loro sito 5 o 10 persone, nonostante i prezzi davvero contenuti del biglietto di ingresso (di solito meno di 10 euro). Il problema è che su tutta l’archeologia sarda non c’è comunicazione sufficiente, manca un’informazione precisa ed di qualità per il grande pubblico, nonostante i buoni servizi offerti e la qualità ottima delle strade.
E’ bastato andare al nuraghe di Barumini per vedere il mondo capovolto. Il nuraghe di Barumini (conosciuto anche con il nome di Su Nuraghe, il nuraghe) è molto bello (ma non il più bello che, secondo me, è quello di Santu Antine), è patrimonio Unesco dagli anni ’90, non è troppo lontano dalla Costa Smeralda, e quindi da qui raggiungibile con una comoda gita di un giorno, ha beneficiato negli anni di una informazione/comunicazione capillare e costante e oggi si può dire che tutti lo conoscono. E quindi abbiamo visto questa notorietà cosa comporta: un assalto assurdo di turisti e vacanzieri in ciabatte e pantaloncini corti che si arrampicano come formiche da ogni parte. Un parcheggio enorme sempre pieno di auto e pullman. Alla biglietteria mi hanno detto che in alcuni giorni raggiungono il numero impressionate di 900 visitatori! E mentre mi facevo largo tra turisti di tutto il mondo lungo i corridoi del nuraghe pensavo con rimpianto alle visite dei giorni precedenti, quando eravamo praticamente soli. E non osavo immaginare il povero nuraghe di Barumini sottoposto all’assalto dei mesi di luglio e agosto. La Sardegna forse è ancora in tempo, credo, a evitare che il “modello Barumini” si propaghi negli altri siti, nei ragazzi della gestione ho visto la mentalità giusta, spero che l’abbiano anche le istituzioni che decidono.
Il
mito del Capovolto. Sorprendente simbolo che ho ritrovato sulle pareti
di alcune domus de Janas. Il “capovolto” o “rovesciato” è un’effige che si
ritrova sulle rappresentazioni parietali presenti nelle camere di alcune Domus
de Janas o su molte delle steli funerarie al museo archeologico di Làconi. E’
un rappresentazione stilizzata di un uomo con la testa in giù (da cui Capovolto
o Rovesciato) che, nell’opinione generale, raffigurerebbe il momento del
trapasso, quando il defunto, o la sua anima, lasciato il mondo dei vivi, si
ricongiunge alla madre terra. A prima vista l’estrema stilizzazione della
figura impedisce di percepire una figura umana (a volte la rappresentazione non
è completa, mancano le braccia o le gambe o la testa), ma quando si cambia la
prospettiva l’immagine si manifesta con chiarezza. E’ sorprendente. C’è anche
chi abbina il Capovolto a un’altra figura, quella del pugnale “bipenne”, che
spesso gli si affianca, soprattutto sulle steli di Làconi.
E se vogliamo vedere le spettacolari steli funerarie ritrovate nella Sardegna centrale, non andiamo a Cagliari, ma al Museo delle Steli di Làconi, che ha sede in un bellissimo palazzo storico del 5/600. Un altro piccolo, bellissimo museo specializzato. Làconi è un piccolo paese di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza, ma ci sono stato per visitare il museo delle steli e qui ho scoperto che Làconi è il capofila di una associazione europea dei paesi che custodiscono steli e operano per la loro conservazione e valorizzazione. Un paese importante, quindi.
Siamo
andato anche al Museo Archeologico di Cagliari che, se ha perso i Giganti di
Monte ‘e Pranu, conserva tuttavia una sua specializzazione: i famosi bronzetti.
Parecchi sono di pregevole e commovente fattura, ma la maggioranza sono più
abbozzati che scolpiti, pur mantenendo in tutti i casi un fascino e una carica
emotiva eccezionale. Li avevo già visti anni fa e anche quella volta mi ero
chiesto il motivo di questa apparente mancanza di cura nella produzione. Una delle
possibili risposte che ho avuto al museo in questa ultima visita è questa e mi
piace. I bronzetti erano degli ex voto, sono stati trovati soprattutto in
luoghi di devozione, dove la gente si recava in pellegrinaggio e qui offriva un
dono alla divinità venerata. L’offerta era spesso un bronzetto che normalmente
veniva acquistato sul posto da artigiani che li fondevano al momento. Più che
scultori erano artigiani di talento variabile e inoltre il loro impegno poteva
dipendere anche da quanto il committente poteva permettersi. Mi sembra, questa,
un’ottima spiegazione
Quando
andare. Dire che per
vedere la Sardegna nel suo massimo splendore (mare a parte) bisogna andare in
primavera, è un po’ scoprire l’acqua calda. Lo sapevo anch’io, ma questo
viaggetto di un paio di settimane tra la fine di maggio e l’inizio di giugno,
in piena primavera, me l’ha dimostrato con un’evidenza inaspettata. Il motivo
appare chiaro. A parte il Campidano, un ampio territorio che si estende tra
Oristano e Cagliari, pianeggiante e intensamente coltivato, che sicuramente non
brilla per fascino e bellezza, le altre aree (Barbagia, Gallura…) sono aspre, collinari
e montuose, difficile da coltivare e qui, necessariamente, si pratica da sempre
la pastorizia che ha bisogno di prati e ampie distese di erba. E nei prati e
nelle valli non trasformati dall’uomo, ma lasciati al solo intervento della
natura, la primavera compie i suoi miracoli: distese di una varietà infinita di
fiori e colori a perdita d’occhio. Uno spettacolo.
I
murales di Orgosolo. Chi
ama questo tipo di street art non può mancare una mezza giornata a
Orgosolo per andare alla ricerca dei moltissimi (150?) murales che si trovano
sui muri delle case del centro della cittadina. Mi hanno tanto colpito tanto che
ho dedicato loro un post specifico che trovate qui: https://www.ilblogdiviocavrini.com/2026/06/i-murales-di-orgosolo-sardegna.html
E
le chiese romaniche? Se
quello di Barumini è il “rappresentante” degli oltre settemila nuraghi della
Sardegna, la SS Trinità di Saccargia lo è per le centinaia di chiese romaniche
sparse per tutta l’isola. Non è archeologia, ma comunque, andando in giro per
siti archeologici, non si possono ignorare le meravigliose e sorprendenti
chiese romaniche (X-XIII secolo) che si incontrano a centinaia tra un nuraghe,
una domus de janas e una tomba dei giganti. Il Romanico, insieme al gotico, è lo
stile architettonico che più amo, perché all’interno di queste chiese
percepisco una spiritualità profonda che non lascia indifferenti, nemmeno me
che pure non sono credente. Siamo pertanto andati alla ricerca delle più belle,
ma devo dire che tutte, dalle più imponenti alle più semplici, emanano un
fascino irresistibile dato dalla posizione di solito isolata, le forme semplici
costituite da pietre di colori diversi, interni spogli e silenziose. Uno
spettacolo, senz’altro da consigliare. Le più belle? Secondo me, oltre alla SS Trinità di Saccargia: San Pietro di
Bulzi, San Pietro di Sorres a Borutta, Sant’Antioco di Bisarcio, San Nicola di
Trullas, Santa Sabina di Silanus, San Giovanni in Sinis, Santa Giusta di San
Plàtano, Santa Maria di Uta, San Pantaleo a Dolianova, San Nicola di Ottana…
Ma la lista potrebbe continuare.
E la Sardegna Punico-Romana?
Purtroppo
non potevamo rimanere in Sardegna più a lungo e quindi non abbiamo avuto il
tempo per visitare i tanti siti archeologici punico-romanici. Ci siamo
ripromessi di ritornare per dedicarci ai monumenti di questo periodo storico.
Tuttavia non abbiamo potuto esimerci dal visitare il tempio romano di Antas (dalle parti di Iglesias), dove,
in uno scenario naturale bellissimo e senza manufatti umani a 360°, sui erge
questo splendido tempio del IV secolo dopo Cristo, giunto fino a noi in buono
stato di conservazione.
Aligi Sassu a Borutta
E’
stato un viaggio ricco di sorprese, tra le quali non posso dimenticare
l’abbazia benedettina di San Pietro di Sorres a Borutta (Sassari), non solo per
la straordinaria bellezza della chiesa e del monastero, ma anche per la serie
di 15 opere di Aligi Sassu esposte nella sala capitolare, una Via Crucis. Anche
questa è una visita, secondo me, da non mancare.
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