domenica 29 settembre 2013

Viaggio in PATAGONIA, CILE

La Cueva de las manos (Argentina)
Paesi toccati: Argentina, Cile
Itinerario: 
In Argentina: Trelew, Ris. Nat. Peninsula di Valdés, Ris. Nat. Punta Tombo, Camarones, Ris. Nat. Capo Dos Bahìas, Comodoro Rivadavia, Ris. Nat. Bosque Pietrificado, Cueva de las manos, El Chaltén, El Calafate, P.N. Los Glaceres. 
In Cile:  P.N. Torres del Paine, Puerto Natales, Punta Arenas, Terra del Fuoco. 
In Argentina: Ushuaia, P.N. Tierra del Fuego.
Periodo: dicembre 2009 – gennaio 2010
Durata: 1 mese
Ne parlo nel libro: Il Confine Immaginario


Ho rimandato per anni questo viaggio, convinto che la Patagonia fosse bella, ma non al punto da farla passare davanti a tanti altri paesi. 
E invece sono rimasto sbalordito. Per quel che ho visto, non c’è molto di meglio al mondo. Certo che bisogna amare la natura e andarci per questo, perché non c’è architettura, non c’è archeologia. 
Lungo la ruta 40 (Argentina)
Ci sono solo spazi infiniti, scenari fantastici, montagne, laghi e una fauna (terrestre e marina) straordinaria. E vento, tanto vento che soffia di continuo. Se questo è “solo”, va comunque oltre ogni immaginazione. 

Il bello di questo viaggio è “andare”... in auto, attraverso un paese unico per le sue bellezze. Spostandosi in aereo, come fanno i frettolosi, dalla penisola di Valdèz a El Calafate e da qui a Ushuaia, probabilmente si arriverebbe a concludere che quest'ultima è una cittadina "normale" e che non vale la pena attraversare mezzo globo terrestre per arrivare fino alla "fin del mundo", come la chiama la retorica dei depliant. Perché Ushuaia è meno a sud di quanto non sia a nord Parigi e di fronte ad essa c'è Puerto Williams che è ancora a più a sud. Ma se si arriva in auto, allora la "conquista" della "fin del mundo" assume il significato pieno dell'avventura (anche se è un viaggio facile e senza alcun rischio) che getta alle ortiche il messaggio marketing che sta dietro.

Pinguini "magallanes" nella pinguinera S. Lorenzo - penisola di Valdez (Argentina)
La Patagonia è una regione sterminata con pochissimi abitanti, per cui, fuori della "isole" turistiche, non si incontra quasi nessuno. E, secondo me, la vera 'fine del mondo' non è Ushuaia, ma la ruta 40 che che corre lungo la cordigliera della Ande, dalla Bolivia fino allo stretto di Magellano.


I luoghi di questo viaggio che non mi perderei:

  1. Penisola di Valdèz. Credo che una visita a questa riserva clamorosa meriti da sola il viaggio in Patagonia. Abbiamo trascorso tre giorni da favola percorrendo in auto ottime piste, circondati da un'incredibile varietà e abbondanza di fauna. Abbiamo potuto osservare una infinità di uccelli, leoni di mare, elefanti di mare, guanachi, pinguini, volpi, armadilli, rhee pennate (un parente dell'emù), le orche (rarissime, noi non le vedemmo, ma con molta, molta fortuna...) e soprattutto le balene franche. 
  2. Le pinguinere. Quella più clamorosa fu quella di  Punta Tombo. Si tratta della più estesa e spettacolare pinguinera del paese. Parliamo di centinaia di migliaia di coppie. Agli amanti della natura la visita garantisce un'esperienza indimenticabile. Vietatissimo toccare i pinguini, ovvio, anche perché hanno becchi robustissimi. Poco da aggiungere se non la raccomandazione di arrivarci al mattino il più presto possibile per evitare i torpedoni di turisti che arrivano da ogni parte. Per noi fu una sorpresa l'estancia San Lorenzo che si trova a lato della pista che collega Punta Piramides a Punta Norte: possiede una grande pinguinera privata in riva al mare. Poi c'è quella di Cabo dos Bahias, un'altra pinguinera molto bella che ha il vantaggio di essere isolata e fuori dai circuiti turistici. 
  3. Bosque pietrificado J. Omachea (vicino a Sarmiento). Spettacolare area desertica costituita da rocce multicolori e dalla presenza di enormi alberi pietrificati. La vistammo al mattino preso (l'ora migliore insieme con il tramonto) in un'orgia di luce e di colori. Qui il problema dell'affollamento turistico non esisteva proprio.
  4. Ruta 40. La incontrammo a Rio Mayo e la seguimo fino al confine con il Cile. Si tratta della strada più fantastica del paese. Corre ai piedi delle Ande dalla Bolivia alla Terra del Fuoco in ambienti per lo più desertici. Viaggiando sulla ruta 40 attraversammo i più bei paesaggi di tutto il viaggio. Allora era quasi tutta sterrata (per lo più ghiaia), ma stavano asfaltandone dei tratti. Non serviva una 4x4, ma una 4x2 (che in pratica è un fuori strada con solo due ruote motrici) era obbligatoria per un minimo sicurezza. In vaste aree non c'era campo, per cui i cellulari... Lungo tutto il percorso la solitudine regnava sovrana: a noi capitò di incontrare in una giornata intera di viaggio un solo fuoristrada. La solitudine però non deve preoccupare: sulla 40 vige una regola generale: se qualcuno rimane in panne, chiunque si ferma a dare una mano. Per cui basta aspettare... In sostanza la traversata che ci portò da Sarmiento a El Chaltèn (tre giorni) rimane indimenticabile.
  5. Cueva de las manos. Patrimonio dell'umanità, non è la sola manifestazione pittorica della zona. Azzeccammo il posto migliore per alloggiare: la Hosteria Cueva de las Manos a sud di Perito Moreno (la città, non il ghiacciaio). Era molto confortevole ed erano bravi a organizzare escursioni nei dintorni. Impiegammo due giorni per le visite nella zona: uno per fare un giro lungo gli scenari e i canyon del rio Pinturas alla ricerca delle pitture rupestri preistoriche e dei condor. Il secondo ci servì per raggiungere la più famosa Cueva de las Manos e per ammirare un capolavoro mondiale di pitture. La cueva non sarebbe lontana dalla Hosteria, ma c'era di mezzo il rio Pinturas e per arrivare alle pitture occorreva scendere al letto del fiume (800 m di dislivello in discesa) e risalire dall'altra parte (altri 800 m di dislivello in salita), per poi rifare il cammino al contrario. C'era chi lo faceva... L'alternativa era un lungo giro in auto (su pista non asfaltata, ma comoda) di un centinaio di km solo per l'andata. E questa fu la nostra scelta. 
  6. Le montagne. Più si scendeva verso sud più le montagne diventavano belle. A El Chaltèn, sembrava di essere in Svizzera, sia per il paese che per le montagne che c'erano intorno. Qui se uno ama camminare lo può fare attorno al mitico cerro Fitz Roy. Qui trovammo molti scalatori o presunti tali, di cui molti italiani. Al di là del confine cileno si stagliano le vette delle Torri del Paine. Al passaggio della frontiera per raggiungerle la dogana cilena ci sequestrò qualsiasi cibo fresco avessimo con voi (paura delle malattie bovine). Sulle Torri del Paine eravamo alle propaggini sud del Gran Campo del ghiaccio patagonico. Montagne non molto alte (circa tremila metri)  ma con rocce a picco stupende. Un ambiente magnifico: torri di roccia, ghiacciai (fantastico il Gray), laghi, cascate, praterie, volpi e guanachi e molto vento. Era il paradiso dei trekkers, arrivati là da tutto il mondo.  
  7. I ghiacciai. Il Gran Campo del ghiaccio patagonico, che sta a cavallo tra l'Argentina e il Cile, non riservò le manifestazioni più spettacolari con il Fitz Roy o le Torri del Piane, ma con i ghiacciai. El Calafate sembrava un altro paese svizzero trapiantato ai piedi della Ande, la Cortina della Patagonia, ci sembrò un posto un posto troppo turistico e un po' "fighetto". Ma era anche la base obbligata per visitare il ghiacciaio per eccellenza, il Perito Moreno. Indimenticabile. Lo osservammo sia dalla terra (c'è un point of view bellissimo proprio di fronte), che dal lago a bordo di una delle barche che svolgono questo servizio. Solo dalla barca potemmo renderci conto di cosa sia una parete di ghiaccio perpendicolare lunga 4 km e alta 100 metri. Peccato per aver mancato la visita del lago Onelli e del ghiacciaio Upsala, a nord del Perito Moreno. Noi ci riuscimmo perché l'accesso al braccio nord del lago Argentino era ostruito dagli iceberg e le barche non potevano passare. Non mancammo di visitare anche il piccolo museo sulla storia della Patagonia, poco noto. Se c'è ancora, si trova all'incrocio delle avenidas Brown e Bonarelli.
  8. Il sud cileno. Anche se sembrano di lago, le acque su cui si affacciano le città cilene del sud sono di mare. Il mare che si insinua tra le montagne e nei fiordi delle terre raccontate da Francisco Coloane, il grande cantore del sud patagonico. Puerto Natales. Simpatico paese, calmo e fuori dai circuiti, un posto dove rilassarsi e dove imbarcarsi per la visita al ghiacciaio Serrano. Da qui partono i traghetti che vanno a Punta Arenas e a Ushuaia. Forse affascinate, ma poco pratico: è un viaggio che dura molti giorni. Poi c'è Punta Arenas, l'unica città del sud dell'Argentina che vanti una storia almeno bicentenaria. Vi trovammo alcuni bei palazzi, qualcuno trasformato in museo, che mostravano il livello di opulenza raggiunto dalla città nel passato. Trovammo interessante il Museo regional Salesiano, il più importante per conoscere la storia della regione. Alcune delle bellissime foto che ritraevano la vita delle genti native che popolavano la Terra del Fuoco erano di padre De Agostini, salesiano anche lui. Avete presente l'Istituto geografico De Agostini di Novara? Il fondatore era suo fratello. Non trascurerei il monumentale cimitero municipale, nel quale incontrai, oltre a molte eleganti tombe di famiglia, la statua (forse sotto c'è anche la tomba) dell'Indio Desconocido (Indio Sconosciuto), che mi fece scoprire l'incredibile fenomeno religioso e culturale delle animitas, tipico dell'America latina. Arrivato a Puerto Natales, se uno non è ancora stanco di pinguini (io starei dei giorni ad osservarli) a nord della città può visitare la pinguinera del Seno Otaway. Interessante anche per l'ambiente palustre che presentava.
  9. Terra del Fuoco. La terra del Fuoco in realtà è un'isola enorme, separata dalla terraferma dallo stretto di Magellano. Noi prendemmo qui il traghetto e durante la breve traversata fummo accompagnati dai giochi del delfini Commerson, simpatici delfini di piccola taglia bianchi e neri. Poco dopo lo sbarco avemmo un brutto impatto con i petroleros. Cerro Castillo era infatti un tristissimo paese tirato su in fretta per loro. 
  10. "La fin del mundo". Per arrivarci si costeggia lo sterminato lago Fagnano sulle rive del quale sorge Tolhuin, un improbabile paesucolo di poche case. Quando passammo di là andammo a "La Union", una panaderia gestita da una cooperativa che produceva dolci e pani che si potevano anche consumare sul posto. Quello che sconvolgeva non era la qualità dei prodotti (discreta comunque) ma la dimensione del negozio rispetto al paese. A giudicare dalla gente che vi si fermava, pareva che fosse l'unico forno di tutta la Terra del fuoco. Ushuaia, che sarebbe la "fin del mundo", si trova in una posizione fantastica ma non ci apparve bellissima, aveva anche una discutibile fabbrica abbastanza vicina al centro ed era cresciuta troppo negli ultimi anni. E' uno dei posti più turistici della Patagonia, per cui ci trovammo molta gente, forse troppa. Tuttavia emanava un fascino particolare e vi si respirava un'aria "estrema", da "fin del mundo", appunto. Ma di fronte non avevamo il mare sconfinato (come a Finisterre, o a Capo Nord), bensì l'isola Navarino (cilena), quindi la fin del mundo decantata dalla pubblicità aveva di fronte un altro mundo... non fu il massimo. E poi con due giorni di navigazione verso sud si arriva in Antartide, altro mundo. Da qui infatti partono le crociere tra i ghiacci del continente bianco. La vita a Ushuaia era piacevole e rilassata, vi si mangiavano granchi giganti di un mezzo metro di diametro, fantastici. C'erano un paio di bei musei sulle origine della città e non ci perdemmo il giro alla ricerca degli edifici storici. A pochi chilometri a est si trova il bellissimo parco della Terra del Fuoco, che vale la pena visitare, se non altro per l'immancabile foto che testimonia la grande avventura di chi è arrivato fin quiin macchina, scattata di fianco al cartello che annuncia che siamo a 3.079 km da Buenos Aires e a 17.848 dall'Alaska. Noi arrivati qui ne avevamo percorsi 5.256. Molto bella la trasferta verso est per visitare l'estancia Haberton, una delle più antiche fondate nella Terra del Fuoco dai coloni bianchi. Di fronte all'estancia c'è l'isola Martillo, che ospita (che dite?) un'altra pinguinera, che non perdemmo. Ma, ATTENZIONE, questa era l'unica in tutto il mondo fuori dall'Antartide ad ospitare, oltre ai comuni pinguini, una piccola colonia di pinguini Pico Rojo, più grandi e imponenti dei Magellano che si osservano in tutte le altre pinguinere. La navigazione sul canale Beagle fu l'ultima emozione di un viaggio memorabile. Una navigazione di alcune ore durante la quale osservammo intere scogliere coperte di leoni di mare e di cormorani reali (60 cm di cormorano)


2 commenti:

  1. Della Patagonia anch'io ho amato gli spazi, ma vorrei qui parlare della particolare ospitalità di cui abbiamo goduto, i miei compagni di viaggio ed io, in tutti le cittadine e le fazendas nelle quali ci siamo fermati a riposare.
    Calda accoglienza, furori dai circuiti turistici, con tanta disponibilotà a scambiare i raccomti dei propri itinerari di vita e di viaggio.
    Grande civiltà e, spesso, grande competenza e cibo raffinato, anche in mezzo al deserto.

    Complimenti, Vio, una bella iniziativa questo blog e belli i tuoi libri!
    barbara

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    1. Grazie Barbara,
      tu c'eri e sai quanto sia fantastica questa terra
      Vio

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