venerdì 19 febbraio 2016

Viaggio nei PAESI BALTICI (Estonia, Lettonia, Lituania)

Paesi attraversati: Estonia, Lettonia, Lituania
Itinerario: 
in Estonia: Tallin, Lahema Park, Sillamae, Tartu
in Lettonia: parco Guaja, Riga, Rundale,
in Lituania: Vilnius, Grutas, Kaunas, penisola Curlandese, Jurgaiciai
Periodo: agosto 2005
Durata: 2 settimane
Ne parlo nel libro:  Il confine immaginario
Caratteristica: viaggio senza macchine fotografiche

Attraversando Estonia, Lettonia e Lituania (vengono citati sempre insieme perché nella storia hanno condiviso spesso l’identico destino) si viene in contatto con una realtà che li accomuna: essere stati nel passato paesi molto progrediti (sorprendente il livello dell’architettura liberty di Riga, ad esempio, o del barocco di Vilnius) e di essere poi precipitati nel buio dell’arretratezza e della dittatura dell’era sovietica, subita dalla seconda guerra mondiale fino agli anni ’90. Fortunatamente nel frattempo il muro di Berlino era caduto e i tre paesi non subirono la sorte che era toccata invece alla Cecoslovacchia e, prima ancora, all’Ungheria.
Al momento della mia visita erano ancora tre paesi fragili, appena arrivati ad essere padroni del proprio destino, forse spaventati di fronte alle nuove possibilità, ma pieni di giovani allegri e proiettati verso il futuro. Un viaggio piacevole, punteggiato ogni tanto da qualche elemento che ricordava con violenza il triste, recente passato. Come il lugubre ‘Museo dell’Occupazione della Lettonia’, a Riga, nel quale si capisce come popoli che hanno subito la violenza sia dei Tedeschi da ovest che dei Russi da Est, non abbiano dubbi a ritenere quest’ultima la più tragica. Chi l'avrebbe mai detto?

Le capitali: sorprendono per la loro diversità, pur trovandosi a poca distanza una dall’altra e per essere riuscite a mantenere la loro anima antica accanto alla modernità che è andata accelerando dopo la liberazione dall’Unione Sovietica.

TALLINN (Estonia) con il suo impianto medioevale ancora conservato e protetto da una cinta muraria quasi del tutto intatta. Torri medioevali e guglie appuntite sono la costante del suo skyline. Camminare per le sue stradine, accanto alle abitazioni medioevali perfettamente conservate, quelle che troviamo nelle tele di pittori fiamminghi del ‘400 o del ‘500, è un’esperienza esaltante. L’elemento che caratterizza l’architettura dell’antica Tallinn è il legno, abbondante nella regione, e andare alla ricerca delle case più belle costruite con questo materiale è un esercizio divertente e facile. Basta munirsi di una cartina che le indica, disponibile ovunque. Al tempo della mia vista esisteva ancora l’edificio che ospitava il quartier generale del KGB, quattro piani di cui i più bassi avevano le finestre murate perché dalla strada non si udissero i “rumori” generati dagli “interrogatori” che si tenevano all’interno. Lugubre.

RIGA (Lettonia): è sempre stata “la città” dei paesi baltici, con un’atmosfera da metropoli pur non essendo molto grande. Se Tallin e Vilnius presentano un aspetto che potremmo definire pittoresco, Riga propone una architettura liberty molto diffusa, anche se, allora, molto da ristrutturare. L’UNESCO l’ha definita addirittura la più elegante d’Europa. Forse è un giudizio un po’ esagerato, ma comunque rende omaggio ad un intero quartiere della fine XIX e inizio XX secolo che può vantare diverse strade contornate da edifici art nouveau di alto livello. La via più bella: Alberta iela, ma da non perdere anche Elisabetes iela, Vilandes iela, Strelnieku, Ausekia. Anche qui è il caso di dotarsi di una guida (io trovai Art nouveau in Riga, edizioni Jumava). Lascio alla consultazione delle guide le visite più ovvie, sottolineo solo il già citato Museo dell’occupazione della Lettonia che offre un resoconto preciso e fin troppo esauriente delle occupazioni nazista e sovietica del paese tra il 1940 e il 1991. Un’esperienza istruttiva e angosciante.

VILNIUS (Lituania): secondo l’UNESCO, di cui è patrimonio, ha il centro storico barocco più grande d’Europa. In effetti la suggestiva Vilnius seduce con l’architettura barocca delle sue case e delle sue chiese, a cominciare dal complesso dei 12 cortili dell’Università, nascosti ma collegati tra loro. E in proposito non va dimenticata la poco nota e un po’ defilata chiesa dei santi Pietro e Paolo, dotata di sbalorditivi interni coperti da migliaia di sculture barocche (scolpite, tra l’altro, da scultori italiani alla fine del ‘600). Se qualcuno ha presente il barocco Churrigueresco del Messico può farsene un’idea. A Vilnius trovate anche una statua dedicata a Frank Zappa quando era ancora in vita scolpita di un artista che al tempo dell’occupazione sovietica aveva scolpito alcune statue delle icone del comunismo poi esposte nel parco di Grutas, (vedere oltre) e una autoproclamata repubblica indipendente (ovviamente non ufficiale) di artisti e bohemiens. Da non dimenticare infine che Vilnius è la capitale del lino che quindi vi si trova ovunque di buona qualità e ottimi prezzi (almeno allora era così)

Sillamäe: Pochissimi visitatori arrivano a Sillamäe (cittadina estone a pochi km dal confine russo) che invece merita una visita per il suo aspetto e la sua storia. Dopo la seconda guerra mondiale divenne un centro industriale destinato alla produzione di materiale bellico (soprattutto con impiego di uranio). Ovviamente il tutto finì in mano ai russi, che la sfruttarono impiegando anche migliaia di prigionieri politici. Ancora oggi non si conosce il livello di inquinamento da radioattività prodotto dalla lavorazione dell’uranio fino al 1989 e dal sotterramento in riva al mare delle scorie radioattive. 
Fu proprio a seguito dell’occupazione sovietica del paese (1944) che Sillamäe divenne una città off limits, segreta. L’accesso alla città era controllato e tutto le attività che vi si svolgevano erano strettamente coperte da segreto militare. Sillamäe non appariva nemmeno sulle mappe ufficiali e gli abitanti della città non potevano spostarsi senza autorizzazione.
Perché andarci, allora? Non certo per il lugubre impianto di produzione dell’uranio, ma perché il suo isolamento ne ha mantenuto (almeno fino al momento della mia visita) l’aspetto e l’atmosfera, trasformandola in un interessante museo vivente dell’architettura e dell’urbanistica dell’epoca staliniana. La monumentale scalinata di accesso al mare sembra quella famosissima della Corazzata Potemkin.

Il mondo di Stalin (Grutas, Lituania): Un luogo incredibile, che merita assolutamente una visita e da parte mia un racconto: Ciao Stalin!

La collina delle croci (Jurgaiciai, Lituania): Un altro luogo incredibile da visitare assolutamente. Merita il racconto che le ho dedicato: La collina delle croci

Le dune della penisola Curlandese: un Sahara sul mar Baltico, un’incredibile penisola sabbiosa lunga un centinaio di km e larga da 400 m a 3,5 km che separa una laguna interna dal mar Baltico. Costituita esclusivamente da enormi dune mobili alte fino a 60 metri. Arrampicandosi su di esse si prova la sensazione di scalare le dune del Sahara (io l’ho provato moltissime volte) se non fosse che guardandosi intorno si può scorgere il mare azzurro da una parte e dall’altra. Un panorama straordinario, sottolineato dal profumo intenso dei pini che la coprono in più parti, anche se il disboscamento selvaggio ne ha minacciato il delicato equilibrio. Per la sua rarità e unicità è Patrimonio dell'Umanità dell’UNESCO dal 2000. Una visita da non perdere.

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