Per gentile concessione dell'editore POLARIS
Il sentiero si allungava davanti
ai miei passi costeggiando la riva di un canale. Oltre il canale correva un
reticolato, alto tre o quattro metri e dietro si alzava una torre di guardia. Guardando
avanti, altre torri identiche ed equidistanti e da ogn’una un altoparlante
gracchiava una musica solenne, un misto tra classica e militare, accompagnata
da un canto baritonale. Ricordava i cori dell’armata rossa e russa era infatti la
lingua dei canti che mi giungevano. Troppo facile riconoscere intorno a me,
nella luce del mattino, i dettagli di un campo di concentramento, in quel caso
di un gulag.